Con RVII, Robinhood compie un passo significativo verso la democratizzazione del venture capital, offrendo a milioni di investitori retail l’opportunità di partecipare alla crescita delle startup più promettenti della Silicon Valley nelle loro fasi iniziali
Dopo il successo del primo fondo dedicato alle startup in fase avanzata, Robinhood compie un passo ancora più audace e apre le porte del venture capital nelle fasi iniziali a chiunque, senza requisiti di accreditamento: è il Robinhood Ventures Fund II (ticker RVII) lanciato il 13 agosto al New York Stock Exchange.
Il fondo ha raccolto 225,5 milioni di dollari attraverso l’IPO di 8 milioni di azioni, collocate a un prezzo di 25 dollari per azione. A guidare l’operazione c’è Goldman Sachs come lead underwriter, affiancato da Citigroup, JPMorgan, UBS e Wells Fargo. La struttura del fondo è quella di una Business Development Company (BDC), un veicolo di investimento registrato presso la SEC che consente al pubblico di investire in società private godendo al contempo della liquidità giornaliera di un titolo quotato in Borsa. A differenza dei tradizionali fondi di private equity, RVII non impone né requisiti minimi di reddito né soglie patrimoniali agli investitori, segnando un nuovo capitolo nella democratizzazione degli investimenti nei mercati privati.
La strategia di RVII è quella di investire esclusivamente in società attuali ed ex partecipanti del programma di accelerazione Y Combinator, che dal 2005 ha finanziato oltre 5.000 aziende con un valore complessivo superiore a 1.300 miliardi di dollari, includendo 100 “unicorni” con valutazioni oltre il miliardo, tra cui Coinbase, Reddit e OpenAI.
Il fondo parte con un portafoglio iniziale di 80 società private in fase seed, con piani di revisione trimestrale per aggiungere nuove opportunità. Non ci troviamo però di fronte a un investimento privo di insidie, perché il fondo applica una commissione di gestione annua del 2% sul patrimonio netto, a cui si aggiunge un incentive fee del 20% sui capital gain realizzati. Le spese totali stimate raggiungono così il 4,18% annuo, il che significa che il portafoglio deve generare un rendimento superiore a questa soglia prima che gli azionisti possano vedere utili positivi. Inoltre, trattandosi di una BDC, gli azionisti non possono richiedere il rimborso delle proprie quote al valore patrimoniale netto: devono venderle sul mercato aperto, dove il prezzo è determinato dalla domanda e dall’offerta e può discostarsi significativamente dal valore effettivo degli asset sottostanti.
Tuttavia, al di là dell’aspetto speculativo e di rischio, l’arrivo di RVII sul mercato rappresenta molto più di un semplice nuovo prodotto finanziario. Come ha dichiarato Rich Aberman, portfolio manager del fondo, a Reuters: “Non solo questa è una delle cose più interessanti che stanno accadendo nel venture capital al momento, ma è la frontiera di questo settore. Speriamo che vada a beneficio dei cittadini comuni e degli investitori retail che storicamente sono stati totalmente esclusi dalla creazione di ricchezza della Silicon Valley”, un’ambizione ben delineata nelle parole del CEO Vlad Tenev: “L’aspirazione è che, se sei un’azienda che raccoglie un seed round o un Series A, il retail dovrebbe rappresentare una fetta importante di quel round, proprio come accade ora nei mercati pubblici. Dobbiamo far entrare queste persone al piano terra, in modo che possano beneficiare di questa potenziale apprezzamento che sempre più spesso si verifica nei mercati privati”.
Per le startup, questo scenario significherebbe un ampliamento della base di investitori disponibili nelle fasi iniziali, con la possibilità di attrarre capitali da un bacino molto più ampio rispetto ai tradizionali venture capital e agli angel investor, una modalità di finanziamento che, dovesse avere il successo che si augurano i suoi creatori, già è impostata per una versione tre, quattro e cinque, forti anche del successo del primo fondo, Robinhood Ventures Fund I (RVI), lanciato a marzo 2026 e focalizzato su startup in fase avanzata, che ha registrato una performance positiva, con il titolo che ha più che raddoppiato il valore rispetto al debutto. Se il modello avrà successo, potrebbe ridisegnare per sempre il rapporto tra capitale retail e innovazione tecnologica, aprendo le porte a una nuova era di finanziamento partecipativo per le giovani imprese.

