L’incremento dell’8% motivato anche dalla crescita dei prezzi materiali e dell’energia. Le difficoltà maggiori sono nella conclusione delle opere

Il valore delle infrastrutture strategiche in Italia sale a 522 miliardi di euro, l’8% in più rispetto al 2024. Ma solo una piccola parte delle opere è stata completata: appena il 13%, mentre quasi 190 miliardi di interventi restano ancora in fase di progettazione. È quanto emerge dal Rapporto annuale 2025 “Stato di attuazione delle infrastrutture strategiche e prioritarie” messo a punto dall’Anac in collaborazione con l’Istituto di ricerca Cresme e presentato alla Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera. Nello specifico, solo 75 miliardi sono lavori ultimati mentre 174 miliardi riguardano lavori in corso e addirittura 190 miliardi per opere ancora in fase di progettazione: a questi numeri dobbiamo aggiungere 13,5 miliardi per il Ponte sullo Stretto. Le cause di questo incremento sono da ricercare anche sulla variazione dei prezzi rispetto all’anno precedente che sicuramente incide in modo significativo.
La crescita del valore complessivo delle infrastrutture strategiche è evidentemente legata anche alla dinamica dei costi. Il rapporto evidenzia infatti come l’incremento sia determinato non solo dall’avanzamento dei lavori ma anche dall’adeguamento dei quadri economici, influenzati dall’aumento dei prezzi di materiali, energia e servizi registrato negli ultimi anni e che, data la contingenza internazionale, non sembrano destinati a stabilizzarsi. La parte del leone è comunque data dalla voce dei trasporti, infatti, l’80% degli investimenti complessivi, pari a 417 miliardi di euro, è destinato a ferrovie, strade e al Ponte sullo Stretto. Nel dettaglio, 232 miliardi sono previsti per le infrastrutture ferroviarie, 171 miliardi per la rete stradale e 13,5 miliardi per il Ponte sullo Stretto. La forte concentrazione di risorse nel settore dei trasporti può essere letta anche come un segnale della necessità di ammodernare e potenziare una rete infrastrutturale in molti casi datata, tra interventi di manutenzione, adeguamento e sviluppo della mobilità ferroviaria e stradale.
In definitiva, se da un lato il volume record degli investimenti testimonia l’ambizione di ammodernare la spina dorsale del Paese, dall’altro il Rapporto mette a nudo una fragilità strutturale: la distanza tra lo stanziamento dei fondi e la posa dell’ultima pietra. Senza uno snellimento delle fasi di progettazione e un monitoraggio costante dei costi, il rischio è che l’incremento del valore delle opere non si traduca in servizi per i cittadini, ma in un’eterna rincorsa ai rincari dei materiali, lasciando l’Italia con una rete infrastrutturale potenzialmente moderna, ma ancora ferma sulla carta.

