
Si intitola “Mastering the venture playbook: Five key success factors – and how to apply them today” ed è il report sull’evoluzione del Venture Capital di Schroders Capital, la divisione di Schroders dedicata agli investimenti nei mercati privati e alternativi, firmato da Nils Rode (Chief Investment Officer), Steven Yang (Head of Global Venture Investments) e Michael McLean (Senior Investment Director).
Partendo dalla lieve flessione post 2021-2022, che ha interessato in particolar modo le valutazioni delle startup in fase avanzata, Schroders Capital sottolinea un ritorno negli ultimi tre anni alla priorità per i round iniziali (Seed e Serie A). Settori emergenti come FinTech e Climate Tech offrono valutazioni pre-money materialmente inferiori e una maggiore stabilità rispetto alle fasi later-stage. Si tratta, sostanzialmente, di una diversa rotta intrapresa dal Venture Capital: non si continuare a investire su realtà già affermate e vincenti, ma di intercettare le nuove onde di discontinuità in settori emergenti, catturando l’innovazione al suo stadio più embrionale per massimizzare il potenziale di rendimento a lungo termine.
Rendimento che è maggiore di quello in Borsa stando al Cambridge Associates Venture Capital Index che ha sovraperformato l’indice S&P 500 e il Russell 2000 (indice delle piccole capitalizzazioni statunitensi) su orizzonti temporali di 10, 15 e 20 anni. Considerando i periodi periodi storici di successo, i gestori di fondi VC del primo quartile hanno ottenuto un Tasso Interno di Rendimento (IRR) netto superiore al 25% annuo.
Ma il vero potenziale di rendimento del Venture Capital deriva dalla sua capacità di generare unicorni (aziende valutate almeno $1 miliardo), il cui 45% si trova ora al di fuori degli Stati Uniti, e questo anche in un contesto di forte dispersione, dove meno del 20% delle società in portafoglio tende a generare più dell’80% della creazione di valore totale. Analizzando infatti un universo di fondi di private equity e venture capital con dati monitorati da Schroders Capital, quasi il triplo della percentuale di fondi di VC in fase iniziale ha generato un multiplo di rendimento totale (TVPI) superiore a 3 volte il capitale investito, rispetto ai fondi di buyout, con i migliori fondi VC in fase iniziale che hanno generato un rendimento massimo di 25,9 volte, contro le 9,5 volte dei migliori fondi di buyout. Un vantaggio che inizia ad essere rilevato anche dai grandi investirori istituzionali, che allocano oggi tipicamente tra il 20% e il 25% del loro programma di private equity al venture capital.
Insomma, ci vuole la costanza di un orizzonte temporale medio-ampio in un mercato che tra il 2020 e il 2024 ha investito circa 1.200 miliardi di dollari in venture capital a livello globale, anche se i rendimenti del VC possono essere meno costanti nel breve termine, specialmente dopo i picchi di mercato: a causa delle forti correzioni nelle valutazioni, in particolare nel settore tecnologico, l’indice US Venture Capital di Cambridge Associates ha registrato un rendimento negativo del -3,4% per l’anno solare 2023, a fronte di un forte rimbalzo dei mercati pubblici nello stesso anno (che spesso hanno registrato rendimenti a doppia cifra).
Ma qual è, allora, il playbook ideale per l’investitore? Dare priorità all’Early-Stage, dove i costi sono inferiori e l’esposizione all’innovazione è massima, creare un portafoglio robusto con un nucleo di 10-15 società di gestione affermate a livello globale, affiancate da operatori emergenti attentamente selezionati, ottimizzare con Secondaries e Co-investments, un mercato valutato oltre i $300 miliardi nei prossimi 10 anni, con una crescita del +329% rispetto al 2024, diversificare in maniera intelligente e in modo mirato tra settori e aree geografiche, bilanciando i settori in crescita come l’Intelligenza Artificiale (la vera, nuova ondata di entusiasmo, con finanziamenti nella pirma metà del 2025 di 162,8 miliardi di dollari, un aumento del 75% rispetto all’anno precedente negli USA) e il Climate Tech con opportunità in controtendenza che mantengono comunque solidi fondamentali di crescita a lungo termine come il Biotech e, infine, mantenere un impiego costante e programmatico del capitale.

