USA 2025: la rivoluzione verde che non si ferma (nemmeno alla Casa Bianca)

Nonostante le politiche energetiche dell’Amministrazione Trump, le energie rinnovabili continuano a crescere negli USA

La sostenibilità assomiglia sempre più all’acqua davanti a una diga: può essere rallentata, ma difficilmente fermata. Negli Stati Uniti, nonostante la linea politica dell’amministrazione di Donald Trump favorevole ai combustibili fossili, il 2025 è stato un anno record per le energie rinnovabili. Solare, eolico e sistemi di accumulo continuano ad aumentare, fino a coprire il 25,7% della generazione elettrica totale degli USA, superando per la prima volta sia il carbone che il nucleare. Un risultato che, a prima vista, appare quasi paradossale: mentre l’amministrazione di Donald Trump ha più volte espresso posizioni critiche verso la transizione energetica e favorevoli ai combustibili fossili, la produzione da fonti rinnovabili ha continuato a crescere con forza.

La produzione da rinnovabili, secondo i report e i dati ufficiali dell’EIA (U.S. Energy Information Administration), è aumentata del 10% rispetto all’anno precedente: il solare e l’eolico hanno ormai superato il 18,8% del mix elettrico statunitense, superando sia il carbone (15%) sia il nucleare (9,8%). Soprattutto, il solare da solo ha soddisfatto il 61% della crescita della domanda elettrica nazionale nel 2025 (spinta dai data center e dall’IA). Ancora più significativo è il salto nella capacità di accumulo energetico, con 58 GWh di nuova capacità installata (+30% rispetto al record del 2024), un elemento cruciale per rendere stabile e affidabile un sistema energetico basato su fonti intermittenti.

Questo paradosso ci racconta però un dato importante: la sostenibilità sta diventando una forza strutturale, capace di percolare anche nei terreni resi ostici della politica federale che sembra voler rallentare la transizione attraverso il taglio degli incentivi al solare e all’eolico indebolire o cancellare norme ambientali storiche come il Clean Air Act. Nonostante tutto ciò l’innovazione energetica continua ad avanzare.

Perché tutto ciò? Perché le rinnovabili non sono più soltanto una scelta politica o etica, ma anche economica: in molti casi, produrre energia da sole e vento è ormai più conveniente rispetto alle fonti fossili. Ecco, quindi, che il mercato stesso spinge nella direzione della transizione energetica, indipendentemente dall’orientamento dei governi.

Osservare in profondità questo fenomeno ci aiuta a comprenderne le cause principali, individuabili nell’inerzia degli investimenti passati (molti degli impianti entrati in funzione nel 2025 erano stati pianificati e finanziati negli anni precedenti, con un contesto quadro politico e normativo più favorevole alla transizione energetica) e nella forza delle leggi di mercato che registra un deciso calo dei costi tecnologici che hanno reso più competitive le rinnovabili. Inoltre, c’è da considerare il ruolo dei singoli stati federali tra cui spicca quello della California che negli ultimi anni si è affermata come uno dei principali laboratori globali della sostenibilità.

È proprio questa dimensione territoriale a rendere il sistema statunitense particolarmente interessante: anche quando la politica federale prova a chiudere la porta all’innovazione, Stati, città e imprese possono continuare a spingere nella direzione opposta. Gli Usa ci stanno insegnando che la sostenibilità, in questo senso, sembra comportarsi come l’acqua di fronte a una diga. La politica può tentare di fermarla, può alzare barriere e rallentare il flusso, ma se la pressione economica e sociale è sufficientemente forte, prima o poi una breccia si apre.

Se nei prossimi anni questi numeri dovessero confermarsi, soprattutto quando gli effetti degli incentivi del passato si esauriranno, il segnale sarebbe forte e, in qualche modo, rassicurante. Significherebbe che la sostenibilità ha ormai acquisito una propria forza autonoma, capace di avanzare anche quando la politica prova a rallentarla e che la transizione energetica non è soltanto una scelta politica, ma una direzione storica da cui diventa sempre più difficile tornare indietro.