Utilizzo di ChatGPT: diminuiscono le disuguaglianze di genere e di reddito

L’accesso all’Intelligenza Artificiale dovrebbe essere ormai trattato come un diritto fondamentale: ad affermarlo è lo studio realizzato dal team di ricerca economica di OpenAI in collaborazione con David Deming, economista di Harvard. Pubblicata come working paper del National Bureau of Economic Research (NBER), il rapporto, basato sull’analisi di 1,5 milioni di conversazioni, conferma lo spazio sempre crescente che l’utilizzo dell’AI sta ottenendo non solo nella sfera personale (70%), ma anche, ormai, in ambito professionale, con un 30% del suo utilizzo legato al lavoro, particolarmente in quelli a elevato contenuto di conoscenza.

Tre le macrocategorie di utilizzo di ChatGPT, con l’Asking (ricerca di consigli e informazioni) ambito preponderante e in crescita al 49% dei messaggi, seguito dal Doing (40%) per tutte quelle attività operative come la redazione di testi, la pianificazione o la programmazione, con un terzo circa delle interazioni che avvengono in ambito lavorativo. Indietro l’utilizzo più creativo e personale, l’Expressing (11%).

Non solo: l’AI sembra essere sempre più strumento di rimozione di limiti di genere e di reddito. Infatti, da gennaio 2024, quando gli utenti classificabili con nomi femminili si fermavano al 37% del totale degli utilizzatori, a luglio 2025 la percentuale sale al 52%. stessa crescita esponenziale nell’uso dell’AI nei paesi a reddito più basso, che crescono quattro volte nell’adozione di strumenti di AI rispetto ai paesi ad alto reddito. Forse l’accesso all’AI è veramente un diritto di tutti…