Zero Carbon Policy Agenda 2025: per l’Italia gli obiettivi al 2030 sono quasi irraggiungibili

Giunto alla sua quarta edizione, il report “Zero Carbon Policy Agenda 2025”, a cura dell’Energy & Strategy School of Management del Politecnico di Milano, monitora lo stato di avanzamento della transizione energetica italiana e il verdetto per il 2025 è, purtroppo, chiaro: siamo lontani, se non si interviene immediatamente, dal raggiungere gli obiettivi definiti dal PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) e dal pacchetto europeo “Fit for 55”.

Al ritmo attuale, infatti, per raggiungere i target di riduzione delle emissioni al 2030, il nostro Paese dovrebbe tagliare circa 23,3 MtCO₂eq all’anno, ma il tasso di riduzione attuale si attesta tra le 11 e le 12 MtCO₂eq all’anno. Per centrare il target del -55% di CO₂eq rispetto al 1990, mancano ancora circa 117 MtCO₂eq da tagliare nei prossimi anni.

Anche gli investimenti segnano rosso: a fronte di una una spesa annua per la decarbonizzazione stimata tra i 100 e i 127 miliardi di euro, l’efficacia in termini di tonnellate di CO₂ realmente evitate è giudicata insufficiente.

Ma quali sono i settori più critici? Il residenziale prima di tutto, il più complesso da decarbonizzare per la mancanza di risorse e competenze adeguate e la dipendenza quasi univoca dagli incentivi statali. Quindi l’industria, che non dedica le dovute risorse all’efficienza energetica. Nota positiva nel settore LULUCF (Uso del Suolo, Cambiamento di Uso del Suolo e Silvicoltura), grazie in particolare alle politiche di riforestazione in atto.

Il report effettua anche alcune proposte al decisore pubblico: adottare un unico Indicatore Chiave di Prestazione (KPI) per la spesa pubblica: €/t CO₂ realmente evitata/rimossa, per misurare l’efficacia degli interventi, concentrare le risorse su facility industriali che abbassano strutturalmente i costi, eliminando gli incentivi che finanziano il semplice consumo, promuovere l’ETS (Emission Trading System) e limitare le “carbon-tax occulte” per dare maggiore trasparenza al sistema di incentivazione e infine garantire la neutralità tecnologica e geografica come principio guida in bandi e riforme.