200 anni di precipitazioni: lo studio dell’Università di Pisa

Una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Atmospheric Research rivela come il cambiamento climatico stia trasformando il volto delle piogge in Italia: negli ultimi due secoli gli eventi estremi sono aumentati, a fronte di una diminuzione della quantità d’acqua complessiva

Il clima italiano sta cambiando e a confermarlo con una precisione senza precedenti è uno studio condotto dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. Lo studio “Evolution of rainfall in Italy over the last 200 years: Interactions between climate indices and global warming“, firmata dai ricercatori Marco Luppichini e Monica Bini, rappresenta la prima analisi sistematica di lunghissimo periodo basata sull’integrazione tra archivi storici e moderne reti di monitoraggio strumentale ed è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Atmospheric Research.

L’aspetto straordinario di questo studio risiede nell’ampiezza dell’orizzonte temporale analizzato: oltre 200 anni di dati pluviometrici, una ricostruzione attenta e puntuale dell’evoluzione delle precipitazioni in sei grandi aree climatiche della penisola, partendo dal XIX secolo fino ai giorni nostri. Il risultato delinea un quadro preoccupante ma chiaro: se da un lato la quantità totale di pioggia che cade ogni anno tende a diminuire o a stabilizzarsi in molte regioni, dall’altro la violenza dei singoli eventi è in netto aumento.

Lo studio evidenzia differenze regionali marcate, ma con un denominatore comune:

  • Regioni Tirreniche (Toscana, Lazio, Liguria): In queste zone è stato rilevato un aumento costante dell’intensità delle piogge lungo tutto il periodo che va dall’Ottocento a oggi. Questo spiega la frequenza sempre maggiore di alluvioni lampo e dissesti del territorio.
  • Pianura Padana e Alto Adriatico: Queste aree mostrano i cali più drastici nelle piogge totali (con minimi storici registrati intorno al 1820, 1920 e 1980), ma paradossalmente ospitano anche i picchi di massima intensità, rendendo la gestione delle risorse idriche e della sicurezza urbana una sfida costante.
  • Sud e Isole: Anche qui il trend si conferma: dopo una fase di relativo aumento nella prima metà del secolo scorso, le piogge totali sono calate drasticamente dagli anni ’80, mentre la violenza dei fenomeni è cresciuta negli ultimi decenni.

Secondo gli autori, il motore di questa trasformazione è il riscaldamento globale, che sta alterando la circolazione atmosferica sull’Europa. Il rafforzamento degli anticicloni (come quello delle Azzorre o quelli di matrice africana) impedisce alle perturbazioni atlantiche di raggiungere l’Italia con regolarità. Tuttavia, quando le perturbazioni riescono a filtrare, trovano un Mar Mediterraneo sempre più caldo. L’acqua più calda fornisce un’enorme quantità di umidità ed energia termica all’atmosfera. Il risultato è una “carica” esplosiva che trasforma normali piogge in nubifragi violenti e distruttivi.