Osservatorio Start Up Innovative CRIBIS 2026

Il report del mese di gennaio conferma un quadro di profonda trasformazione per l’ecosistema dell’innovazione in Italia, con una fase di assestamento che impatta direttamente sulle dinamiche occupazionali

L’Osservatorio Start Up Innovative 2026 di CRIBIS conferma che il nostro ecosistema startup è entrato in una nuova fase di crescita, che vede una contrazione delle realtà a 11.090 startup innovative iscritte al registro speciale, segnando una contrazione del 4,2% rispetto all’anno precedente, ma un parallelo consolidamento delle esistenti verso dinamiche che, ancora da confermare, fanno sperare nell’allargamento del collo di bottiglia rappresentato da scale-up ed exit.

I dati del report pongono però un focus approfondito sull’impatto occupazionale, concentrato in un nucleo ristretto, ma ad alta crescita (le cosiddette “Gazzelle”), visto che le startup che superano la soglia dei 10 dipendenti, pur essendo una minoranza (circa l’8%), generano oltre il 67% dell’occupazione totale del comparto rispetto alle micro-imprese sotto i 10 dipendenti (il 92,4% del totale delle startup innovative), con il 56,7% che opera inizialmente senza dipendenti, basandosi solo sul lavoro dei soci fondatori. A fine 2025, i posti di lavoro generati dal sistema startup ed ex-startup hanno superato quota 68.500, con una forte concentrazione nei servizi high-tech.

L’Osservatorio CRIBIS evidenzia ancora margini di miglioramento sul fronte dell’inclusione, sia per quanto riguarda le Startup Femminili, solamente 1.052, meno del 10% del totale che le Startup Under 35, arrivate comunque a 3.690, a testimonianza di come l’innovazione resti la via principale per l’auto-imprenditorialità giovanile, mentre il Mezzogiorno e le Isole mostrano una vitalità inaspettata, coprendo il 27,8% del panorama nazionale.

La curiosità è però rappresentata dalla propensione digitale delle stesse imprese innovative, che con sorpresa presentano una Digital Attitude medio-bassa per il 26,7% delle startup analizzate, nonostante la programmazione informatica resti il settore trainante, assorbendo quasi 4 startup su 10 (39,3%), segno di investimenti ancora insufficienti in digital marketing e trasformazione dei processi interni e grande limite alla capacità di scalare e, di conseguenza, di assumere nuove risorse nel lungo periodo.

Il plus di StartupNewsItalia. Nel report compare anche il cosiddetto Innovation Score, una sorta di “termometro” della reale capacità tecnologica delle aziende italiane. A differenza di altri rating puramente finanziari, questo indicatore proprietario misura quanto l’innovazione sia effettivamente radicata nel DNA operativo dell’impresa. Il punteggio viene calcolato incrociando i dati della piattaforma Margò (il sistema di business intelligence del Gruppo CRIF) e si basa su criteri che vanno oltre il semplice bilancio, quali la Proprietà Intellettuale, gli Investimenti in R&S, l’Internazionalizzazione, la Digital Attitude e il Capitale Umano. I dati dell’ultimo Osservatorio mostrano un livello Alto per il 17,7% delle startup, Medio-Alto per il 35%, Medio per il 26,1% e Medio-Basso per il restante 21,2%.