Agrifood Tech, il quinto report di Factory Plus: un ecosistema maturo ma in cerca di capitali

A oltre dieci anni di distanza dall’Expo 2015, che aveva puntato i riflettori mondiali sul tema “Nutrire il Pianeta”, il sistema agroalimentare italiano si trova a fare i conti con una trasformazione epocale, spinto da pressioni che vanno ben oltre la semplice produzione di cibo

Sono la riduzione della superficie coltivabile, l’instabilità geopolitica, l’inflazione e la crescente domanda di sostenibilità i fattori che hanno ridefinito il perimetro dell’ecosistema Agrifood Tech italiano, come emerge dal quinto rapporto dedicato all’innovazione alimentare di Factory Plus (già Cariplo Factory) intitolato Next-Gen Food | Il futuro del cibo, il cibo del futuro, che delinea un comparto capace di raggiungere una maturità tecnologica senza precedenti, pur scontrandosi ancora con il muro del reperimento di capitali.

Per la realizzazione del report, gli esperti hanno raccolto, tramite questionario tra novembre 2025 e marzo 2026, 118 testimonianze dirette di startup, spinoff e PMI innovative, selezionando esclusivamente realtà con un Technology Readiness Level (TRL) pari o superiore a 5, vale a dire tecnologie che hanno già superato la fase di prototipo e si avvicinano alla validazione in ambiente operativo. La maggioranza assoluta delle realtà mappate è composta da startup in senso stretto, che rappresentano il 62% del campione, affiancate da un significativo 29% di PMI innovative e da una quota residuale, ma rilevante, di spinoff accademici.

Il dato che denota una nuova evoluzione del comparto è rappresentato dalla controtendenza, rispetto agli anni precedenti in cui molte soluzioni guardavano al consumatore finale, verso il modello B2B. Le startup italiane dell’agrifood stanno infatti sempre più orientando le loro soluzioni verso le aziende della filiera, offrendo tecnologie basate su intelligenza artificiale, biotecnologie avanzate e sistemi di agricoltura rigenerativa per rendere più efficienti i processi produttivi delle grandi imprese.

Guardando alla distribuzione delle competenze, il settore dell’Agritech e dell’Innovative Farming guida la classifica con il 22% delle adesioni, trainato da soluzioni per l’agricoltura di precisione, la gestione delle risorse idriche e le pratiche rigenerative. Subito a ruota, con il 19%, troviamo l’area della Foodtech e della trasformazione alimentare, dove l’innovazione si concentra sui processi di lavorazione e conservazione. Completano il quadro i servizi e la consulenza, che rappresentano l’11% del campione, con piattaforme digitali sempre più orientate a ottimizzare le filiere. Molto forte risulta la polarizzazione geografica, con l’84% delle startup censite con sede nel Nord Italia, mentre il vero allarme è rappresentato dai finanziamenti. Nonostante la maturità tecnologica e la qualità delle proposte, infatti, ben il 70% delle imprese del food tech intervistate denuncia la scarsa accessibilità al credito e ai capitali di rischio.

Di fronte a questa evidenza, il report di Factory Plus si configura non solo come uno strumento di analisi, ma come una vera e propria “call to action” rivolta a istituzioni finanziarie e policy maker, poiché le richieste che emergono dalle imprese sono chiare: maggiore certezza normativa, infrastrutture tecnologiche adeguate e un impegno concreto per l’educazione dei consumatori, affinché la domanda di innovazione possa crescere di pari passo con l’offerta. Senza un deciso intervento sul fronte dell’accesso al capitale e delle politiche di sostegno, il rischio concreto è che l’eccellenza tecnologica accumulata in questi anni non riesca a tradursi in un impatto sistemico.

Una perdita non solo per il comparto Agrifood, ma per l’intero ecosistema dell’innovazione italiano, perché le 118 realtà mappate, come sottolinea il documento, non si limitano a sviluppare soluzioni di nicchia, ma affrontano sfide globali, dal miglioramento della sicurezza alimentare al contributo all’obiettivo “Fame Zero” dell’Agenda 2030, fino alla preservazione della biodiversità, pronte a sviluppare un potenziale in una leva di cambiamento strutturale per l’intero sistema Paese.