Si è tenuto nell’Azienda Agricola La Parrina, nel Comune di Orbetello, l’incontro che ha rinnovato l’alleanza tra le tre grandi organizzazioni italiane per la transizione ecologica del settore agricolo
L’agroecologia non è più un’opzione, ma una risposta concreta alla crisi ambientale, caratterizzata da ondate di calore sempre più intense, siccità prolungata, precipitazioni estreme, perdita di fertilità dei suoli e crollo della biodiversità: è partendo da questo presupposto che a Festambiente 2026 FederBio, Legambiente e Slow Food Italia hanno rinnovato la loro alleanza strategica per produrre in modo sostenibile, costruire filiere capaci di valorizzare la qualità, tutelare il paesaggio, salvaguardare la biodiversità, ridurre le emissioni climalteranti e garantire un giusto reddito agli agricoltori, mettendo in dialogo biologico, innovazione e conoscenze tradizionali.
Nel corso dell’incontro tra i presidenti delle tre organizzazioni, Stefano Ciafani (Legambiente), Maria Grazia Mammuccini (FederBio) e Barbara Nappini (Slow Food Italia), sono state richiamate le pratiche agronomiche che rappresentano strumenti fondamentali per rendere le aziende più resilienti, come le rotazioni colturali, che interrompono il ciclo di parassiti e malattie e migliorano la fertilità del terreno, i sovesci, ovvero l’interramento di colture erbacee per aumentare la sostanza organica e la capacità del suolo di trattenere acqua e carbonio, la consociazione tra colture, tutela degli impollinatori e delle infrastrutture verdi, la messa al bando di fertilizzanti e pesticidi di sintesi e i modelli di agricoltura estensiva rispettosi dei tempi della natura.
“La crisi climatica è già oggi una delle principali emergenze con cui deve confrontarsi il settore agricolo”, ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente di Legambiente. “Per questo abbiamo bisogno di accelerare la transizione verso modelli produttivi che sappiano rigenerare i suoli, preservare la biodiversità e utilizzare in modo efficiente le risorse naturali”.
Ciafani ha sottolineato la necessità di riallineare le politiche agricole europee agli obiettivi delle strategie Farm to Fork e Biodiversity 2030, oggi largamente disattese, evitando misure che incentivino l’uso dei pesticidi come previsto dal pacchetto Omnibus. Netta anche la posizione di Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio: “Lo stato delle cose mette in evidenza, purtroppo in maniera sempre più drammatica, che il vero problema degli agricoltori non era il Green Deal, ma gli effetti devastanti del cambiamento climatico, che compromettono le produzioni agricole e, nei casi più gravi, possono distruggere interi raccolti”.
Mammuccini ha sottolineato come quasi tutti i settori agricoli stiano attraversando una fase di forte difficoltà, in cui “a fronte di un calo della produzione, i prezzi riconosciuti agli agricoltori sono diminuiti anche a doppia cifra, mentre quelli pagati dai cittadini sullo scaffale continuano ad aumentare. È ormai evidente che il modello agricolo intensivo non è più sostenibile, né dal punto di vista ambientale né sotto il profilo economico e sociale”.
L’allarme è stato evidenziato icasticamente da Barbara Nappini, Presidente di Slow Food Italia: “L’agroecologia, ma anche il regime biologico e la biodinamica, non è un insieme di pratiche agronomiche: si tratta di un vero e proprio approccio politico alternativo. Casa nostra sta bruciando, sappiamo quali sono i motivi, ma stiamo cercando risposte all’interno dello stesso modello che ci ha portato al collasso”.
L’incontro ha confermato come la collaborazione tra associazioni ambientaliste, organizzazioni del biologico, imprese agricole e mondo della ricerca rappresenti una leva strategica per accelerare la transizione ecologica del comparto agroalimentare, facendo dell’agroecologia non solo un modello produttivo, ma una visione di sviluppo capace di coniugare sostenibilità ambientale, economica e sociale.

