La superintelligenza per tutti: Zuckerberg scopre l’AI libera

Il CEO di Meta ha pubblicato una lettera aperta che è al contempo dichiarazione filosofica, strategia industriale e attacco ai rivali. Al centro, la difesa dell’AI open source come baluardo contro la concentrazione del potere

Non appena è uscito, tre giorni fa, in molti lo hanno definito il manifesto più importante di Meta dagli anni del founding di Facebook. Per accompagnare il rilascio simultaneo di un nuovo modello di intelligenza artificiale open-weight, Muse Glimmer, da 30 miliardi di parametri, abbastanza leggero da funzionare su un laptop con una singola GPU e rimettere Meta (quasi) alla pari nella corsa dell’AI con gli altri colossi del settore, Mark Zuckerberg ha utilizzato seimila e cinquecento parole (più un video di accompagnamento sui social) per far conoscere al mondo intero quella che, al momento, è la sua visione sull’Intelligenza Artificiale e il suo futuro.

“The Future is for Everyone: The Path to a Positive AI Future” promette di diventare una specie di manifesto per chi reclama una superintelligenza non privilegio per pochi, ma strumento per tutti. Uno strumento aperto. Un manifesto breve.

“Storicamente, sperare che un potere assoluto provveda benevolmente all’umanità se sufficientemente illuminato non ha portato a esiti sicuri o positivi”, afferma il fan dell’Imperatore Augusto (che di democratico aveva probabilmente ben poco…) per rispondere alla domanda con cui apre il suo scritto, “la domanda che definisce la nostra epoca”: chi controllerà la superintelligenza? Per il fondatore di Facebook, “l’idea che l’AI sia così pericolosa che l’unica via sicura sia un’estrema concentrazione di potere sembra intrinsecamente problematica”. E cioè: OpenAI e Anthropic, che sostengono da tempo che i modelli più avanzati debbano rimanere sotto stretto controllo proprietario, sbagliano e rappresentano il vero pericolo nell’evoluzione dell’AI. E su questo, viste le recenti scappatelle dei modelli più evoluti, non si può dargli torto…

A metà tra la punzecchiatura tra superpotenti e il marketing, l’idea della strategia di Meta è l’open-weight: modelli scaricabili, eseguibili in locale, personalizzabili che Zuckerberg definisce una “forza positiva e importante per dare potere alle persone e prevenire la centralizzazione”, e che Meta, che negli ultimi anni ha inseguito (con alterne fortune) OpenAI e Anthropic sul terreno dei modelli più avanzati, ritagliandosi ora uno spazio come alternativa democratica all’AI “chiusa” dei rivali, ha deciso di porre al centro delle proprie strategia di vendita e di business. Non una concorrenza diretta, ma di lato.

Perché, comunque, la superintelligenza rappresenterà il meglio del nostro futuro, visto che il suo vero contributo sarà l’invenzione: scoprire nuovi farmaci, migliorare le imprese, generare nuove idee. “Il numero di domande che una persona può porre in un giorno è limitato; il numero di cose preziose che la superintelligenza può inventare per aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi è illimitato”, vuole spiegarci modello spot televisivo, mettendo per soprammercato l’annuncio di un fondo da 1 miliardo di dollari per sostenere le comunità che ospitano i data center di Meta e la promessa che i centri di calcolo saranno tra i più efficienti al mondo dal punto di vista idrico e che l’azienda sarà “water-positive” entro il 2030.

Tutte meraviglie che dovranno essere spiegate, nel prossimo incontro (di gala o meno, di sostegno politico o meno) al governo USA, che sembrerebbe avere una visione leggermente differente dell’AI come della tutela dell’ambiente, cui si chiede una non meglio precisata “stretta collaborazione proattiva” con i laboratori di AI invece di rigidi processi con tempistiche di revisione predefinite. E magari un aiuto a rendere più pressante l’invito alle altre aziende ad adottare strutture di supervisione simili a quelle che Meta sta implementando.”Se il potere della superintelligenza è detenuto da un piccolo numero di individui, aziende, governi o dall’AI stessa, allora questo porterà naturalmente a risultati meno favorevoli per tutti gli altri”, è il mantra di Zuckerberg. Che viene ripetuto nei confronti di chi deve decidere, chiedendo di poter decidere insieme, immaginando che altri potrebbero decidere come qualcun altro vuole che si decida…