Dalla ricerca di Elita Montanari nasce EViS Bioscience: una nuova tecnologia punta a superare i limiti della medicina genetica stimando un primo fabbisogno da 11 milioni di euro

Trasportare in modo sicuro, preciso e senza effetti collaterali le istruzioni genetiche (RNA) all’interno delle cellule malate è una delle sfide più importanti della medicina genetica moderna, la cui soluzione potrebbe aprire a sviluppi impensabili e di portata globale. Ecco perché il lavoro di una ricercatrice italiana, Elita Montanari, oggi all’ETH di Zurigo e professore associato presso l’Università degli Studi Roma Tre, dopo esperienze a Roma La Sapienza, Manchester e Parigi, e della sua startup biotech EViS Bioscience AG, rappresenta la possibilità concreta di una risposta.
“Il team di EVis Bioscience ha sviluppato una tecnologia potente e versatile che apre le porte alla terapia genica personalizzata e di precisione, offrendo una cura per patologie che oggi non dispongono ancora di farmaci efficaci”, ha dichiarato Elita Montanari a StartupNewsItalia.

Fondata nel giugno 2024 come spin-off dell’ETH di Zurigo, la società ha appena concluso con successo una campagna di equity crowdfunding che ha attirato circa 150 investitori retail ed è pronta per puntare a un traguardo più ambizioso: un fabbisogno iniziale di finanziamento da 11 milioni di euro per portare la tecnologia dai laboratori alla sperimentazione clinica sull’uomo. Al centro del progetto c’è l’EViS Nano Vector, una piattaforma di delivery non virale che promette di risolvere i principali nodi critici della terapia genica. A differenza dei metodi tradizionali, infatti, questo sistema combina Vescicole extracellulari naturali e Nanoparticelle lipidiche sintetiche in un’unica soluzione, e proprio questa combinazione permette di trasportare l’RNA messaggero (mRNA) come un vero e proprio “messaggio biologico” sintetico. Nella pratica, l’RNA viene utilizzato come un “messaggio biologico” sintetico che, una volta consegnato alla cellula corretta, istruisce il tessuto a produrre una specifica proteina terapeutica
I vantaggi sono netti se paragonati ai vettori virali classici: una maggiore biocompatibilità, una minore risposta immunitaria evitando che l’organismo rigetti il trattamento e un targeting cellulare estremamente più preciso. Ad oggi, secondo la società, la cui compagine sociale vede la partecipazione dell’ETH di Zurigo, Tommaso Caselli e Gianfranco Vento, non esistono altre piattaforme capaci di integrare RNA e vescicole in questo modo strutturato. La tecnologia è inoltre coperta da un brevetto in licenza che protegge l’intero approccio.
La tecnologia è attualmente in fase preclinica con studi in corso su modelli murini e modelli di organi umani per valutare biodistribuzione, sicurezza ed efficacia delle formulazioni di RNA, ma ha una la tabella di marcia molto chiara, che prevede la richiesta di autorizzazione Investigational New Drug (IND) per l’avvio degli studi clinici di fase I entro 3-4 anni e un focus iniziale sulle malattie rare, in particolare quelle che colpiscono i pazienti pediatrici e che oggi non hanno cure efficaci. Parallelamente, la società intende lavorare per ottenere designazioni regolatorie accelerate, come programmi per farmaci orfani o percorsi come PRIME o RMATL. La strategia di business prevede lo sviluppo di una terapia proprietaria, unitamente alla possibilità di concessione in licenza della piattaforma ad altri colossi farmaceutici, visto un potenziale economico estremamente rilevante stimato sul mercato statunitense stimato in 25 miliardi di dollari, con ogni partnership per la sublicenza della tecnologia che potrebbe generare circa 2,5 milioni di dollari di upfront, oltre alle royalty sulle vendite future.

