Dopo un periodo di leggero rallentamento, tornano a crescere gli investimenti, ma con maggiore accuratezza nelle scelte

La ripresa del Corporate Venture Capital in Italia nel 2025 delineata nel Decimo Osservatorio sull’Open Innovation e il Corporate Venture Capital (CVC) in Italia, a cura di InnovUp e Assolombarda, trova il proprio focus nell’indagine realizzata dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano su un campione di 49 aziende con iniziative CVC, ovvero programmi attraverso i quali effettuano investimenti in imprese esterne e indipendenti, collocati a diversi livelli della loro organizzazione.
Dopo un periodo di contrazione che aveva visto un calo del 27% tra il 2023 e il 2024, l’ecosistema del Venture Capital italiano segna un’inversione di tendenza: gli investimenti raggiungono i 189 milioni di euro nel 2025, registrando una crescita del 20% rispetto ai 157 milioni del 2024, anche se il dato complessivo rimane ancora in contrazione del 15% rispetto al picco massimo del 2022.
Dal punto di vista settoriale, si osservano importanti spostamenti strategici negli ultimi cinque anni. Il settore Energy & Utilities è emerso come dominante, passando dal 9% del 2020 al 34% del 2025, con 60,5 milioni di euro investiti. Anche Pharma & Healthcare ha visto una forte espansione, crescendo dal 3% al 23%. calo deciso per il settore dei Service ha subito un notevole ridimensionamento, scendendo dal 55% del 2020 al 21% del 2025. Le corporate italiane nel 2025 dimostrano inoltre una forte attenzione verso il segmento tecnologico: ClimateTech e Intelligenza Artificiale sono i settori più presidiati, entrambi al 55%, seguiti dal Software al 45%. A completare il quadro, Insurtech e Fintech rappresentano rispettivamente il 40% e il 35% degli investimenti, mentre settori come Lifescience, Education e Media hanno percentuali inferiori al 15%.
In termini di destinazione geografica del capitale, l’Italia si conferma la destinazione principale con il 32% degli investimenti (circa 111 milioni di euro investiti nel biennio in startup italiane), seguita a breve distanza dal resto d’Europa (31%) e dal Nord America (29%). Seguono il Regno Unito con il 5% e la regione APAC con il 3%. Una tendenza fondamentale è la netta preferenza per il co-investimento in fondi VC esterni, che nel 2025 coinvolge 21 aziende e raggiunge il 57% del totale degli investimenti, un aumento impressionante rispetto al 2% registrato nel 2020. Analizzando le strutture che effettuano gli investimenti, le holding rappresentano il 74% e godono di un’elevata autonomia decisionale nel 71% dei casi, mentre gli investimenti da balance sheet (bilancio aziendale) costituiscono il 26%, con autonomia prevalentemente parziale nel 77% dei casi.
Gli obiettivi strategici degli investimenti CVC sono chiaramente orientati all’innovazione e alla crescita a lungo termine, con particolare focus su progetti strategici per il core business. L’80% delle aziende investe per ottenere accesso a competenze su nuove tecnologie emergenti (in crescita rispetto al 67% del 2024), e il 70% cerca l’accesso a nuovi prodotti o servizi. Le aziende tendono a privilegiare progetti che abilitano competenze, tecnologie o applicazioni funzionali, riducendo gli investimenti puramente esplorativi, rimanendo all’interno del proprio core business nel 51% dei casi e in settori adiacenti nel 35% in settori adiacenti, mentre solo il 13% si avventura in ambiti lontani. Il mantenimento di partecipazioni a lungo termine interessa il 40% degli investitori, mentre gli obiettivi finanziari di breve termine, come la vendita della partecipazione, coinvolgono solo il 30%. Si nota una significativa diminuzione dell’interesse per l’accesso a nuovi mercati geografici, sceso dal 33% al 10%, mentre il ritorno di immagine si attesta al 20%.
Il rapporto tra corporate e startup si dimostra duraturo: il 95% delle aziende mantiene un rapporto continuativo con la startup dopo l’investimento iniziale. Le forme di coinvolgimento più diffuse sono il supporto strategico (80%), che include mentoring e accesso a network, seguito dalla partecipazione attiva alla governance e dal supporto operativo, entrambi al 65%. Soltanto il 5% si limita al solo investimento iniziale. Il deal size mediano (la dimensione media dell’investimento) è di 9,35 milioni di euro, con una presenza media di 7 investitori per deal.
Le criticità maggiori identificate dalle corporate non sono di natura finanziaria, bensì organizzativa. Il 63% delle aziende indica come sfide principali la gestione della cultura aziendale nell’interazione con le startup e l’identificazione di startup allineate alla strategia aziendale. I problemi di governance sono segnalati dal 37%, mentre i ritorni inferiori alle aspettative coinvolgono solo l’11%. La vera sfida, secondo l’Osservatorio, è la collaborazione operativa, poiché per generare valore è necessaria una forte coerenza tra aspettative, governance e modalità operative, tenendo conto delle diverse logiche e tempistiche che caratterizzano corporate e startup.

