Europa in fiamme: la prevenzione non può più aspettare

Non possiamo più considerare gli eventi estremi come gli incendi al pari di incidenti a cui porre rimedio ma come possibilità sempre più frequenti con cui dobbiamo prepararci a convivere

“È necessario passare da una strategia prevalentemente reattiva di soppressione degli incendi a una prevenzione proattiva, che consideri la resilienza agli incendi come una priorità di sicurezza nazionale”, queste parole pronunciate da Mara Baudena, prima ricercatrice del Cnr-Isac di Torino hanno un peso specifico enorme che ci offre il senso dei rischi che il nostro pianeta corre a causa dei cambiamenti climatici. Siamo nella condizione tale che non possiamo più considerare gli eventi estremi come gli incendi al pari di incidenti a cui porre rimedio ma come possibilità sempre più frequenti con cui dobbiamo prepararci a convivere e a cui dobbiamo imparare a dare risposte di prevenzione.

Questo è lo scopo della nuova ricerca Record-Breaking 2025 European Wildfires Concentrated in Northwest Iberia, appena pubblicata su Global Change Biology che partendo dal dato allarmante degli incendi record della scorsa estate che ha visto l’Europa occidentale e soprattutto la penisola iberica esser colpita da numerosissimi roghi boschivi di portata tale da devastare addirittura 541.000 ettari di territorio, ha provato a delinearne le cause individuandole nella combinazione di condizioni meteorologiche estreme e di una vegetazione particolarmente predisposta alla combustione. Altro dato fondamentale evidenziato dai ricercatori italiani coinvolti nella ricerca (allo studio hanno partecipato ricercatori e ricercatrici del Consiglio nazionale delle ricerche dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima e dell’Istituto di geoscienze e georisorse) è che le fiamme hanno colpito in modo sproporzionato le aree a macchia e arbusteto, rispetto ad altre zone boschive: non solo il cambiamento climatico quindi come causa di questi eventi estremi ma anche l’aumento indiscriminato dell’estensione di queste tipologie di vegetazione dovuto in gran parte all’abbandono del territorio che va avanti ormai da decenni insieme una gestione forestale quanto meno poco efficace.

Il futuro appare perciò incerto anche perché, come emerge dalla ricerca, le cause di questo aumento degli incendi (nell’ultimo anno in Europa si è passati da circa 383.000 ettari bruciati del 2024 a circa 1.034.000 del 2025) sono di natura eterogenea e quindi molto difficili da affrontare. Non solo cambiamento climatico ma anche spopolamento di molte zone e mancate politiche forestali stanno creando un mix a cui sembra ormai difficile rispondere con azioni di semplice reazione agli eventi. È necessario agire d’anticipo e pensare ad un approccio differente cambiando le politiche ambientali e forestali; infatti, “I risultati mostrano come il cambiamento climatico stia aumentando la probabilità di condizioni meteorologiche estreme favorevoli agli incendi, ma l’impatto finale dipende fortemente anche dall’uso del suolo e dalla struttura dei combustibili vegetali”, conferma Marco Turco, studioso italiano dell’Università della Murcia che ha coordinato lo studio.