Il Venture Capital in Italia segna un 2025 da record con 2,3 miliardi investiti

La conferma del dinamismo dell’ecosistema dell’innovazione in Italia nei dati dell’osservatorio Venture Capital Monitor (VeM) relativi all’intero anno 2025, presentati ufficialmente il 18 febbraio 2026

Il 2025 è stato un anno record per il Venture Capital in Italia, con un valore complessivo degli investimenti capace di mobilitare ben 2,3 miliardi di euro, una netta accelerazione rispetto agli anni precedenti, distribuito su un totale di 419 operazioni. I dati dell’analisi rigorosa condotta dall’Osservatorio Venture Capital Monitor (VeM), struttura di ricerca d’eccellenza attiva presso la LIUC – Università Cattaneo, hanno prodotto uno studio sui trend del VC in Italia nell’anno appena trascorso promosso da AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) e realizzato grazie al contributo tecnico e analitico di partner strategici quali Intesa Sanpaolo Innovation Center e KPMG e al supporto istituzionale di CDP Venture Capital SGR e IBAN (Italian Business Angel Network), garantendo una visione completa della filiera, dai Business Angel ai grandi fondi istituzionali.

I dati più interessanti evidenziano come Startup con sede in Italia hanno attratto quasi 1,1 miliardi di euro suddivisi in 180 round di finanziamento, mentre il segmento del Technology Transfer (TT), fondamentale per trasformare la ricerca accademica in impresa, ha registrato investimenti per 592 milioni di euro su 93 operazioni. Ancora preponderante la Filiera Early Stage complessiva, in cui il sistema ha investito, considerando tutte le attività (compresi i round su startup estere fondate da italiani) oltre 1,7 miliardi di euro su 385 round.

Da sottolineare il dato relativo all’attrattività dei capitali esteri, che hanno rappresentato il 45% del totale investito, segnale di una crescente maturità e visibilità delle nostre scale-up sui mercati internazionali e il fatto che circa il 27% dei round iniziali ha visto la partecipazione di aziende consolidate, confermando che l’open innovation è ormai una strategia strutturale per l’industria italiana.