Federalimentare: le startup agritech superano 122 milioni di investimenti

L’apporto delle startup agritech al comparto agroalimentare italiano diventa sempre più strutturale, soprattutto nella lotta alle contraffazioni e nella tracciabilità dei prodotti

L’occasione è stata quella della Giornata Nazionale del Made in Italy, celebrata il 31 marzo 2026 presso la Camera dei Deputati. Federalimentare ha presentato il nuovo Rapporto 2026 dal titolo: “La Trasformazione tecnologica dell’agroalimentare Made in Italy: il contributo delle startup e la sfida dell’Intelligenza Artificiale“, che fotografa uno dei settori in maggiore fermento dell’ecosistema startup italiano, esempio di punta della coniugazione di tradizione, in questo caso relativamente ai prodotti agroalimentari italiani, e tecnologie di frontiera per rispondere alle sfide della sostenibilità e della competitività globale. Lo studio, promosso da Federalimentare con il sostegno di Confagricoltura, è stato curato dal Centro di Ricerca Luiss X.ITE con la collaborazione tecnica degli esperti del fondo Linfa AgriFoodTech.

L’agroalimentare si conferma colonna portante dell’economia nazionale, con un valore dell’intera filiera che ha superato i 700 miliardi di euro, incidendo per il 32% sul PIL nazionale, e il contributo e apporto delle startup al sistema diventa ogni anno sempre più rilevante: nel 2025, gli investimenti nel comparto AgriFoodTech hanno superato i 122 milioni di euro, segnando un incremento del +18% rispetto all’anno precedente e riducendo sensibilmente il divario tecnologico e di investimento rispetto ai principali competitor europei come Francia, Germania e Spagna. Anche il numero delle startup attive nel comparto, in leggera controtendenza con il dato nazionale che vede una diminuzione generale a fronte di un consolidamento dell’esistente, aumenta: sono state mappate infatti 571 startup attive lungo tutta la filiera, in crescita rispetto alle 550 dell’anno precedente.

In sostanza, le startup dell’Agritech non sono più realtà isolate, ma veri e propri “laboratori di Ricerca e Sviluppo esterni” per le aziende consolidate, perché “investire nelle startup innovative non significa solo rincorrere il profitto, ma blindare il valore sociale e l’integrità del nostro Made in Italy”, si legge nel Rapporto. La crescita del +18% negli investimenti è infatti frutto di un nuovo modello di collaborazione tra grandi imprese e startup, che fungono da acceleratori per l’integrazione di tecnologie nei processi industriali, mentre l’IA viene identificata come la tecnologia abilitante per eccellenza. Il rapporto specifica che l’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle startup non serve solo all’efficienza produttiva, ma funge da “scudo” per il Made in Italy, migliorando la tracciabilità e la lotta alle contraffazioni.

Per Paolo Mascarino, Presidente di Federalimentare, “l’industria alimentare italiana, che nel 2025 ha segnato nuovi record con oltre 200 miliardi di fatturato e 59 miliardi di export, si conferma un successo globale perché rappresenta quello che il mondo cerca: qualità, gusto, tradizione, fiducia. Per questo abbiamo voluto dare alta priorità alla costruzione di un ecosistema nazionale dell’innovazione del settore agroalimentare, che favorisca l’incontro tra centri di ricerca e industrie, in particolare le PMI, e alla promozione della conoscenza e dello sviluppo delle start-up innovative in Italia”.