Il Foodtech Italiano 2026 vale oltre i 250 milioni

Secondo i dati rilasciati dal nuovo report dell’Osservatorio Investimenti Foodtech di TheFoodCons, il 2025 si è chiuso con una crescita a tre cifre, segnando un’inversione di tendenza netta rispetto al rallentamento dell’anno precedente

L’ecosistema Foodtech italiano è sano e in ripresa netta ed evidente rispetto alla crisi del 2024. A rivelarlo è il nuovo report dell’Osservatorio Investimenti Foodtech di TheFoodCons, che evidenzia come, dopo un 2024 caratterizzato da una contrazione del 52%, il settore ha risposto con un balzo record di investimenti totali nel 2025 di 256 milioni di euro, segnando un incremento del 123% su base annua.

Oltre la ripresa fisiologica di un settore da sempre molto attivo, la crescita del 2025 deve guardare al consolidamento dei comparti più innovativi per stabilire un trend che anche per l’anno in corso risulta essere avviato in positivo. I deal, ad esempio, sono cresciuti a 86 rispetto ai 67 dell’anno precedente, a testimonianza di un impatto delle startup nel settore estremamente positivo e in sicura crescita, anche dimensionale, soprattutto nei settori delle bioenergie e dell’agricoltura di precisione che hanno spinto l’Agritech a 125,2 milioni di euro investiti (pari a oltre il 50% del totale), per una crescita del comparto del 166%.

Ma la vera sorpresa dell’anno 2025 è stata l’esplosione del PetfoodTech, che registra il tasso di crescita più alto in assoluto di +554% per un volume di 8,4 milioni di euro che, seppur contenuto, attira sempre di più l’attenzione degli investitori grazie a nuovi modelli di e-commerce specializzato e innovazioni nutrizionali.

C’è un però, anzi due, che se risolti dal trend di crescita nei prossimi anni potrebbero diventare volano di un ulteriore consolidamento. Da una parte, la difficoltà cronica e tipica di tutto l’ecosistema startup italiano, di crescere fino all’exit: sul fronte equity, zero i Round B e C del settore, seppur con un consolidamento che fa ben sperare per i Round A, cresciuti del 138% per arrivare a 57,3 milioni e per gli investimenti Seed e Pre-Seed, capaci di raccogliere rispettivamente 34,8 milioni (+128%) e 8,2 milioni (+50%), in un sistema di finanziamento in cui il debito è diventato la leva principale, rappresentando il 57% del capitale totale (circa 147 milioni di euro). L’altro problema riguarda la parità di genere, lontana anche in questo settore (come in molti altri), con solamente il 23% dei deal che ha coinvolto startup con almeno una donna nel team dei fondatori.