Il nuovo quadro normativo garantisce una maggiore trasparenza e solidità nella gestione dei talenti, rendendo le startup italiane più appetibili e facili da finanziare
Rappresentano solo il 4% della forza lavoro nazionale, eppure gli oltre 200mila lavoratori impiegati nei settori STEM e nelle professioni innovative generano oggi un fatturato complessivo di 23 miliardi di euro, rappresentando uno degli asset principali dell’innovazione e della crescita del Paese, contribuendo direttamente alla crescita del PIL con un incremento costante di 0,36 punti percentuali annui nell’ultimo quinquennio e riuscendo ad attrarre quasi due miliardi di euro in investimenti da venture capital.
A fronte di un simile impatto, acquista un grande valore produttivo, economico, ma anche politico, la presentazione ufficiale, avvenuta il 25 marzo nella cornice istituzionale di Palazzo Valentini a Roma, del primo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dedicato specificamente a startup, PMI innovative e professioni della conoscenza. L’evento, intitolato significativamente “Verso un’economia della conoscenza”, segnato una nuova dimensione dei modelli contrattuali, più flessibili e che, grazie a una nuova infrastruttura normativa, introducono concetti come il lavoro per obiettivi, lo smart working strutturato e la tutela specifica della proprietà intellettuale, elementi fondamentali per rispondere a un divario tra domanda e offerta di profili tecnici che, secondo i dati di Confindustria, costa all’Italia fino all’1% di PIL ogni anno.
Claudio Fratocchi, amministratore delegato di Energieering e figura chiave tra i fondatori della Federazione STEM, ha sottolineato durante l’incontro come l’innovazione non debba più essere considerata un segmento marginale del mercato, evidenziando come realtà così dinamiche necessitino di regole più vive, capaci di adattarsi a uno scenario internazionale dove la resilienza digitale ed energetica sono ormai diventate i nuovi pilastri della sovranità e dello sviluppo nazionale. “L’innovazione non riguarda soltanto la tecnologia, ma anche il modo in cui vengono costruiti i processi, valorizzate le competenze e protetto il valore generato dalle imprese”, ha spiegato Fratocchi.
I dati a supporto di questa tesi sono estremamente solidi. Il solo comparto del software e dei servizi ICT occupa oggi 474mila persone e pesa per il 2% del PIL nazionale, vantando una produttività del lavoro che supera del 17% la media di tutti gli altri settori. Anche il mondo delle startup, nonostante presenti un reddito operativo aggregato ancora negativo per circa 204 milioni di euro, mostra una vitalità straordinaria con oltre 12mila imprese attive e una media di quasi quattro addetti per struttura. La forza di questo settore è confermata anche dai percorsi formativi: i laureati nelle discipline scientifiche raggiungono un tasso di occupazione del 91% a cinque anni dal titolo, percependo stipendi mediamente più alti del 14% rispetto ai colleghi di altre facoltà. Per il mondo del venture capital, questo nuovo quadro normativo garantisce una maggiore trasparenza e solidità nella gestione dei talenti, rendendo le startup italiane più appetibili e facili da finanziare.

