Le startup di Takeoff Accelerator alla prova dell’Expo Day

Si terrà il 18 febbraio l’Expo Day dedicato alle 9 startup incentrate sulla space economy selezionate per il batch 2025/2026

La quarta edizione di Takeoff Accelerator arriva all’atteso Expo Day, l’occasione per le 9 startup pre-seed e seed selezionate per il batch 2025/26 che operano in ambiti critici come l’esplorazione spaziale, la propulsione, i sistemi satellitari e le tecnologie hardware ad alte prestazioni, con l’intento di rafforzare l’ecosistema dell’innovazione italiano e internazionale (con base in Italia), di presentare i propri risultati ai principali attori dell’ecosistema aerospaziale italiano comeCDP Venture Capital attraverso il Fondo Acceleratori, Fondazione CRT e i partner corporate come Leonardo e Avio. La prospettiva è quella di accedere a investimenti complessivi che possono arrivare fino a 800.000 € sommando l’investimento iniziale e i successivi round di follow-on che i partner del programma possono deliberare per le realtà più meritevoli del batch.

Il programma di accelerazione della Rete Nazionale Acceleratori di CDP Venture Capital, dedicato interamente allo sviluppo di startup nei settori dell’aerospazio e dell’hardware avanzato è gestito operativamente da Plug and Play Tech Center, uno dei più grandi acceleratori e investitori al mondo, con sede a Torino presso le OGR (Officine Grandi Riparazioni) ed è sostenuto dalle agenzie spaziali ASI (Agenzia Spaziale Italiana) ed ESA (Agenzia Spaziale Europea), parte del board scientifico di Takeoff.

Ecco le nove realtà selezionate per il batch 2025/2026, che presenteranno i loro risultati durante l’Expo Day previsto per il 18 febbraio 2026:

  1. BrainSigns: Spin-off dell’Università La Sapienza di Roma, ha sviluppato Mindtooth, un dispositivo EEG indossabile per monitorare carichi cognitivi, stress e attenzione in contesti operativi.
  2. CUS-GNC: Specializzata in soluzioni autonome per il pilotaggio satellitare (GNC – Guidance, Navigation, and Control) basate su intelligenza artificiale.
  3. Evolunar: Focalizzata sulla navigazione autonoma in ambienti privi di segnale GPS, come la superficie lunare, attraverso il drone LuNaDrone.
  4. Hightek: Sviluppa tecnologie integrate per la gestione dei disastri e il monitoraggio del territorio tramite dati satellitari.
  5. Intella: Offre soluzioni di monitoraggio predittivo per asset spaziali, garantendo la sicurezza e la longevità delle infrastrutture in orbita.
  6. SatEnlight: Sviluppa ricevitori basati sul momento angolare ottico (OAM) per moltiplicare drasticamente la capacità di trasmissione dei link ottici satellitari.
  7. Saturn Dynamics: Utilizza l’IA generativa per la modellazione fisica e dinamica dei sistemi aerospaziali complessi.
  8. SPiN (Space Products and Innovation): Propone un approccio modulare e standardizzato alla costruzione di satelliti tramite l’adattatore universale MA61C.
  9. SVP Industries: Spin-off del Politecnico di Torino, produce sistemi propulsivi avanzati con ugelli stampati in 3D e sensori integrati per la manutenzione predittiva.

Il plus di StartupNewsItalia. Rispetto al quadro generale della Space Economy, le 9 startup si focalizzano sulla “New Space”, ovvero su tecnologie più agili, economiche e scalabili. Con la New Space Economy si intende il passaggio da uno spazio “istituzionale” (guidato da governi e agenzie come NASA o ASI) a uno spazio “commerciale” legato al business privato. Se l’obiettivo della “Old Space Economy” era la supremazia politica e l’affidabilità assoluta raggiunta a costi elevatissimi, la New Space punta proprio sulla riduzione dei costi e la velocità di sviluppo di tecnologie agili per generare business immediato. Le startup di Takeoff si inseriscono pienamente in questa nuova ottica lavorando, per esempio, con cicli di sviluppo di mesi e non di non decenni e utilizzando hardware “COTS” (Commercial Off-The-Shelf), ovvero componenti elettronici standard adattati allo spazio. In questo modo, ci si concentra subito sul prodotto vendibile, incentrando la ricerca e lo sviluppo in particolar modo nel segmento Downstream, tutti quei servizi cioè basati sui dati satellitari e la loro interpretazione e fruizione, che vale circa il 70% dell’intera Space Economy.