Il fallimento dell’acquisizione di Manus AI da parte di Meta rappresenta uno dei casi più emblematici di come la geopolitica stia riscrivendo le regole del mercato tecnologico globale

Doveva essere l’operazione chiave per portare Mark Zuckerberg in cima alla piramide degli “Agenti AI”: non è stato così, e invece l’acquisizione annunciata della startup agentica AI cinese Manus da parte di Meta si è trasformata in un braccio di ferro diplomatico tra Washington e Pechino.
A fine aprile 2026, la NDRC (National Development and Reform Commission) cinese ha ufficialmente bloccato l’acquisizione di Manus AI da parte di Meta per un valore stimato tra i 2 e i 3 miliardi di dollari, e questo nonostante Manus avesse spostato la sede a Singapore per evitare restrizioni (“Singapore-washing”). Pechino ha rivendicato la giurisdizione sulla tecnologia poiché sviluppata originariamente in Cina e fermato l’operazione dimostrando che spostare la sede legale non basta più a proteggere le startup AI dal controllo di Pechino e rendendo molto più rischioso per le Big Tech tentare acquisizioni simili in futuro.
Le motivazioni sono tecnologiche e geopolitiche insieme: Pechino considera gli algoritmi di “Agentic AI” come asset strategici, proprietà intellettuale nazionale incedibile a colossi esteri e inoltre gran parte dell’addestramento dei modelli di Manus è avvenuto su dati cinesi, sollevando timori sulla sovranità dei dati e sulla conformità alle leggi locali. Poi c’è la geopolitica vera e propria che interpreta il tutto in un contesto ancora più ampio: il blocco sembra essere una risposta speculare alle restrizioni statunitensi su TikTok e ai divieti di esportazione dei chip NVIDIA verso la Cina, e le misure prese dalle autorità cinesi per garantirne il rispetto dimostrano che il ragionamento è stato fatto su un livello più ampio e globale rispetto alla semplice, singola operazione, un livello che vuole creare un modus operandi della Cina nei confronti della commercializzazione e internazionalizzazione dei propri asset strategici realtivi all’Intelligenza Artificiale, addirittura arrivando al divieto di espatrio per i fondatori di Manus (Xiao Hong e Ji Yichao) mentre si trovavano a Pechino per consultazioni.
Al di là degli equilibri internazionali, però, il mancato acquisto di Manus non è solo un danno economico (poiché il deal era già stato annunciato e parzialmente integrato a inizio 2026, Meta dovrà affrontare un processo complesso e costoso per separare i team e cancellare gli algoritmi già acquisiti, sotto minaccia di sanzioni penali e restrizioni alle sue attività residue in Cina), ma un serio ostacolo strategico per il futuro di Meta. La startup cinese era infatti considerata addirittura superiore a OpenAI Deep Research nei benchmark GAIA, un’accelerazione per Meta velocissima per integrare agenti capaci di fare prenotazioni, analisi finanziarie complesse o coding autonomo su WhatsApp e Instagram.

