Prospera: l’isola dove le startup sperimentano il futuro tra biohacking e crisi di sovranità

Sulla costa caraibica dell’Honduras, un esperimento senza precedenti sta sfidando i confini tra Stato e mercato

Prospera è una “città privata”, nata come zona economica speciale, diventata il laboratorio globale per startup biotech, criptovalute e biohacking, attirando milionari della Silicon Valley e innescando un conflitto giuridico da oltre 11 miliardi di dollari che minaccia la sovranità del paese centroamericano. L’enclave di 2,5 chilometri quadrati situata sull’isola di Roatán, in Honduras nasce da un’utopia libertaria: creare “città charter” con autonomia funzionale e amministrativa dallo Stato nazionale, un concetto teorizzato dal premio Nobel Paul Romer e abbracciato dal governo honduregno nel 2013 attraverso l’istituzione delle ZEDE (Zone per l’Occupazione e lo Sviluppo Economico). Il progetto è stato portato avanti da Erick Brimen, un gestore di fondi venezuelano, attraverso la società Honduras Prospera Inc. e ha attratto investimenti da giganti della tecnologia come Peter Thiel e Marc Andreessen, oltre a raccogliere più di 120 milioni di dollari in capitale iniziale.

Il modello è radicale: offrire alle imprese un ambiente a “bassa frizione regolatoria” in cui le aziende possono operare con un’imposta sulle società dell’1% e un’imposta sul reddito personale limitata al 5%, potendo persino scegliere il quadro normativo a cui sottoporsi. La giustizia è gestita in modo indipendente da un centro arbitrale che opera online. Ottenere la residenza costa 1.300 dollari all’anno, mentre registrare una startup è questione di pochi click sul portale digitale .

Il vero motore di Prospera, tuttavia, non è il regime fiscale, ma la possibilità per la biotecnologia sperimentale e il biohacking di sperimentare senza sottostare allo scrutinio di enti regolatori nei propri Paesi, come la FDA statunitense o l’EMA europea.

Per avere un’idea, al centro di questo ecosistema c’è Minicircle, una startup del Delaware fondata da Mac Davis e finanziata da Sam Altman (CEO di OpenAI) e Peter Thiel, che ha aperto una clinica a Roatán dove offre una terapia genica sperimentale basata sulla folistatina, una proteina che sopprime la miostatina, promettendo di aumentare la massa muscolare e rallentare l’invecchiamento, con sessioni di trattamento a circa 25.000 dollari l’una. Accanto a Minicircle opera Symbiont Labs, specializzata in “cibernetica di consumo”, con chip sottocutanei per pagare con la mano, magneti impiantati nella punta delle dita per percepire nuovi sensi magnetici e altri dispositivi per potenziare il corpo umano.

A coordinare questo ecosistema è Infinita VC, un fondo di venture capital fondato dal tedesco Niklas Anzinger, che ha investito in oltre 25 startup biotecnologiche e organizza eventi come la “Longevity Week” e il “bio/acc Summit”, dove biohacker, scienziati e investitori si incontrano sotto il motto “Make Death Optional”. L’obiettivo, dichiarato, è creare una “rete di piccoli centri” dove l’innovazione possa procedere senza “burocrazia”.

Il sogno libertario di Prospera, però, si scontra con la realtà politica e sociale honduregna. Nel 2024, la Corte Suprema dell’Honduras ha dichiarato incostituzionali le ZEDE, su spinta della ex-presidente (in carica fino al 2026) Xiomara Castro, che aveva fatto dell’abrogazione di questa legge un cavallo di battaglia della sua campagna elettorale, posizionando di fatto Prospera in un limbo legale, ma anche scatenando una battaglia giudiziaria senza precedenti. Honduras Prospera Inc. ha intentato una causa esemplare presso il tribunale arbitrale della Banca Mondiale (ICSID), chiedendo un risarcimento di 11 miliardi di dollari, quasi un terzo del PIL honduregno, per il mancato guadagno sui prossimi 50 anni. In risposta, il governo honduregno si è ritirato dal trattato istitutivo del tribunale internazionale, sollevando il tema della sovranità democratica contro i governi privati. Tuttavia, il nuovo approccio pragramtico e improntato a fovorire i rapporti internazionali, in particolare con gli USA, del neo-presidente Nasry Asfura potrebbe portare a ulteriori evoluzioni della situazione.

Il plus di StartupNewsItalia. La controversia su Prospera ha riacceso il dibattito sui “diritti estremi degli investitori” garantiti dai trattati di libero scambio come il CAFTA-DR, che consentono alle multinazionali di citare in giudizio gli Stati davanti a tribunali arbitrali privati, all’interno di un trend sempre più ampio, che vede startup e fondi di venture capital principalmente statunitensi guardare all’America Latina come a un “laboratorio” dove testare tecnologie e modelli di business che incontrano troppi ostacoli normativi negli Stati Uniti, in una sorta di neo-politica del “giardino di casa” che ha come motore principale la “fuga dalla regolamentazione”. Le ZEDE honduregne, con la loro autonomia normativa, hanno offerto un rifugio per sperimentazioni che in patria sarebbero state impensabili, “un luogo dove le aziende possono procedere con terapie geniche sperimentali, un passo che richiederebbe anni di studi clinici e l’approvazione della FDA negli Stati Uniti”, come osserva il MIT Technology Review. La deregolamentazione porta di conseguenza la possibilità di sperimentare con tempistiche immediate e a costi bassissimi, un approccio “move fast and break things” che si sposa perfettamente con la filosofia della Silicon Valley, attirando investitori come Altman e Thiel, che hanno scommesso sulla longevità come prossima grande frontiera tecnologica. Dopo aver superato, o meglio ancora abbattuto, la frontiera tra sperimentazione e legge.