Qualità della Vita 2025: Nord alpino in testa, Nordest leader economico e Sud sempre più lontano

Trento, Bolzano e Udine in testa, Reggio Calabria in coda. Le Metropoli del Nord trainano la ripresa economica

È sempre il Nord Italia e, in particolare, l’arco alpino, l’area più vivibile e più ricca del Paese. L’annuale indagine del Sole 24 Ore sulla Qualità della Vita, giunta alla sua trentaseiesima edizione, vede la provincia di Trento conquistare il primo posto, guidando un podio completato da Bolzano e Udine.

La top ten è interamente settentrionale, con Milano che risale all’8° posto e Bologna che si attesta al 4° posto, a dimostrazione di una ripresa delle grandi aree metropolitane del Nord. Ma l’analisi conferma purtroppo il persistente e profondo divario Nord-Sud: le ultime 24 posizioni della classifica generale sono interamente occupate da province del Mezzogiorno. Il quadro economico che emerge dell’Italia e la sua influenza sulla qualità della vita, si delinea incrociando i dati delle macrosezioni Ricchezza e Consumi e Affari e Lavoro.

La sezione Ricchezza e Consumi, che riflette la capacità di acquisto e la solidità economica delle famiglie, analizzando il loro tenore di vita e la pressione sui bilanci, vede alla guida Milano, stabile al 1° posto, seguita da Monza e Brianza al 2° posto e Bologna in 3° posizione. Gli indicatori che determinano queste posizioni di vertice sono molteplici e complessi. Tra questi, spiccano il Reddito medio disponibile, che misura il potere d’acquisto effettivo delle famiglie al netto delle imposte e dei contributi, ed è guidato da Milano, in testa anche per quanto riguarda il Patrimonio immobiliare pro capite, che descrive un indice di solidità a lungo termine come la ricchezza accumulata in termini di valore degli immobili per abitante. La Spesa delle famiglie per beni durevoli indica la propensione al consumo e quindi la fiducia nel futuro economico, con Bolzano in testa. Infine, il peso del Canone medio di locazione (incidenza sul reddito) valuta l’accessibilità abitativa, misurando la percentuale di reddito che una famiglia media deve dedicare all’affitto, un onere particolarmente pressante nei grandi centri. La provincia con l’incidenza più bassa (quindi la migliore) è Caltanissetta. Non a caso, si notano in questo indicatore significativi cali per alcune province centrali come Roma, che scende di alcune posizioni in questa specifica graduatoria, attestandosi al 55° posto.

La sezione Affari e Lavoro fotografa invece il dinamismo imprenditoriale e la situazione occupazionale. A dominare questa macrosezione è Bolzano, saldamente in testa al 1° posto. La seguono Milano, che si conferma un polo irrinunciabile per il business al 2° posto, e Bologna in 3° posizione. Le performance di queste province sono valutate attraverso indicatori che spaziano dalla dimensione occupazionale a quella imprenditoriale. Il Tasso di occupazione è la metrica fondamentale, indicando la percentuale di persone occupate sulla popolazione residente, ed è guidato da Bolzano. A questo si affianca il Tasso di disoccupazione giovanile, che misura la difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro per i giovani (la percentuale più bassa, e quindi la migliore, è ancora di Bolzano). La Dinamica delle imprese registrate infine, indica la vitalità del tessuto produttivo attraverso il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni di attività, rivelando se l’imprenditoria locale è in crescita o in contrazione, un indicatore dove eccelle Milano. Un dato particolarmente interessante per tracciare il futuro economico del Paese riguarda la concentrazione di imprese votate all’innovazione. Le province che guidano la classifica per la presenza di start-up e PMI innovative (misurate ogni mille società di capitale) rappresentano i nuovi motori della crescita, con quattro città del nord ai primi quattro posti con Trieste seguita da Milano, Trento e Genova in una top 5 in cui entra la provincia umbra di Terni. Queste aree, pur non essendo tutte ai primissimi posti della classifica generale, dimostrano di possedere un ecosistema favorevole alla ricerca, allo sviluppo e all’alta tecnologia, essenziale per la competitività futura e per l’attrazione di talenti.

Il quadro che emerge dall’analisi incrociata è chiaro: le province del Nord, guidate da Milano e Bolzano, mostrano un’economia robusta e dinamica, all’interno di una geografia economica del Paese fortemente sbilanciata tra l’Italia Settentrionale che si conferma l’area di maggiore benessere, con una concentrazione di province che eccellono in ogni ambito e le performance delle grandi metropoli come Milano e Bologna che agiscono come poli attrattivi e motori economici, e il Mezzogiorno che, pur con qualche isolato segnale di miglioramento, appare sempre più distante, con una grave carenza di opportunità economiche che si riflette negativamente su tutti gli indicatori del benessere. La vera sfida per il Paese resta quella di riequilibrare questa forbice, promuovendo investimenti e riforme che possano stimolare il dinamismo economico e sociale anche nelle aree del Sud.