I dati storici aggregati da StartupItalia tracciano il bilancio di dieci anni che hanno trasformato un settore un tempo marginale in un comparto industriale strategico, capace di mobilitare ben 9,6 miliardi di euro complessivi

Nel 2015 il Venture Capital in Italia muoveva i suoi primi, timidi passi con pochissimi milioni di euro investiti all’anno e un quadro normativo (lo Startup Act) ancora da testare sul campo. In dieci anni la crescita della massa critica è stata dirompente, toccando il suo picco storico nel 2022 con ben 2,16 miliardi di euro raccolti in un solo anno, per poi stabilizzarsi su livelli strutturali decisamente più alti rispetto alle origini.
I dati dell’ultimo decennio analizzati da StartupItalia mostrano un ecosistema dell’innovazione italiano capace di diventare maturo e resiliente, pronto per un nuovo salto di qualità. Tra tutte le cifre che raccontano di questa evoluzione, forse la più importante, al di là di un volume di investimenti che sta pian piano modificando il proprio corso e le proprie priorità pur mantenendosi su cifre consistenti, è quella dell’incremento demografico delle startup, da poco più di cinquemila nel 2015 alle oltre quattordicimila nel 2022, quando è iniziata una fisiologica contrazione che ha assestato il numero intorno alle dodicimila realtà attive, flessione parallela alla diversa tipologia dei round che ha visto prevalere asset già consolidati e una riduzione dei di pre-seed e seed. Il riflesso macroeconomico di questa maturazione è infatti evidente nell’Enterprise Value complessivo del network dell’innovazione italiana, stimato oggi in una forchetta compresa tra i 60 e gli 82 miliardi di dollari.
Qualitativamente, quindi, gli investimenti evidenziano un fenomeno di forte polarizzazione della liquidità, i capitali non si distribuiscono in modo omogeneo, ma tendono a concentrarsi massicciamente sui player più maturi e su settori a elevata complessità tecnologica e scientifica, come il DeepTech, il MedTech e la Cybersecurity. I cosiddetti “mega-deal” (le operazioni di finanziamento con ticket superiori alle decine di milioni di euro) hanno drenato da soli circa il 40% dell’intera raccolta nazionale, trainando l’innovazione nazionale verso la ricerca scientifica d’avanguardia in settori come il MedTech, dove AAVantgarde Bio ha guidato il comparto con un aumento di capitale da 122 milioni di euro finalizzato allo sviluppo di terapie geniche e Nanophoria ha raccolto 83,5 milioni di euro per l’avanzamento di trattamenti medici basati sulle nanotecnologie, o come la cybersecurity di Exein, che ha finalizzato un round da 70 milioni di euro per scalare globalmente le sue soluzioni per l’Internet of Things, ed Hercle che ha segnato il punto più alto nel comparto fintech con un’operazione da 52 milioni di euro. Dati che dimostrano la capacità della ricerca scientifica italiana di esprimere progetti di valore globale, ma che confermano un’area di criticità per l’intero ecosistema per le startup in fase di early-growth, che faticano enormemente a reperire i capitali necessari per i round di Serie A e Serie B, rimanendo intrappolate in un gap di finanziamento che ne rallenta l’espansione.
È un problema di evoluzione del sistema che si ritrova, storicamente, all’altro capo del percorso, quando le startup non riescono a scalare e a raggiungere exit capaci di farle competere con i principali ecosistemi europei di Regno Unito, Francia e Germania. Senza exit significative, i capitali investiti rimangono immobilizzati e non si attiva quel processo virtuoso per cui il disinvestimento genera nuova liquidità da reinvestire in startup nelle prime fasi di vita, in particolar modo in quelle realtà extra-Lombardia, regione che catalizza da sola quasi il 47% del totale dei deal e dei capitali investiti, che hanno maggiore necessità di creare reti di trasferimento tecnologico più efficienti, in particolare nel Centro e nel Mezzogiorno, dove i talenti e le competenze universitarie faticano ancora a trovare un mercato del Venture Capital di prossimità.
Mercato degli strumenti finanziari che sta affrontando, a sua volta, un ridefinizione, con l’equity crowdfunding, che era stato uno dei principali motori della democratizzazione degli investimenti durante la prima ondata dell’innovazione italiana, che mostra una flessione del 9,2% e gli investitori retail che oggi preferiscono canali più istituzionali o richiedono metriche di validazione del mercato molto più stringenti prima di impiegare i propri capitali. Investimenti, e questo c’era da aspettarselo perché veramente dato omogeneo a livello globale, che sono trascinati imprescindibilmente dal mercato dell’Intelligenza Artificiale, che ha ampiamente superato il miliardo di euro di valore complessivo e caratterizzata da una forte focalizzazione sul mercato Enterprise (B2B), dove l’integrazione di queste tecnologie è orientata all’ottimizzazione dei processi industriali e all’aumento della produttività delle grandi aziende manifatturiere e dei servizi.

