In un contesto in cui l’energia è diventata uno degli strumenti principali della competizione globale, la vera sfida non è solo produrre energia, ma farlo in modo indipendente, stabile e sostenibile
Nel pieno di una fase geopolitica instabile, una certezza emerge con sempre maggiore chiarezza: l’energia è diventata il vero terreno strategico delle nuove guerre globali. L’impatto di queste crisi sui mercati si evidenzia attraverso il rimbalzo del prezzo del petrolio e del gas che continuano a registrare aumenti significativi, alimentando una nuova ondata di volatilità che si riflette direttamente sulle bollette e sulla competitività dei sistemi economici europei. In questo scenario, le scelte strutturali compiute negli ultimi anni dai diversi Paesi iniziano a mostrare effetti concreti e spesso divergenti.
In questo senso appare interessante posare lo sguardo sul caso Spagna: durante l’ultimo Consiglio dei ministri, la vicepresidente e ministra per la Transizione Ecologica, Sara Aagesen, ha trasmesso un messaggio di relativa calma, sottolineando come l’esposizione diretta del Paese alle forniture di gas e petrolio sia limitata. “L’esposizione diretta della Spagna alle forniture di gas e petrolio è limitata, anche se i prezzi del greggio sono superiori del 60% e quelli del gas del 54% rispetto alle settimane precedenti alla guerra”, ha dichiarato. Lo stesso Presidente del Governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha evidenziato chiaramente a margine del Consiglio Europeo di Bruxelles il 20 marzo 2026, la differenza e la lungimiranza del modello spagnolo: “Solo per farvi un esempio, affinché i cittadini sappiano: sabato scorso, la Spagna ha avuto un prezzo dell’elettricità che è stato di 14 euro al megawattora. 14 euro. Tenete a mente questa cifra. In Italia, in Germania e in Francia è stato di oltre 100 euro al megawattora. 14 euro contro più di 100 euro al megawattora”.
Il punto più rilevante non riguarda solo l’approvvigionamento, bensì la struttura del sistema elettrico. La Spagna ha infatti investito in modo massiccio nelle energie rinnovabili, che oggi rappresentano circa il 57% del mix di generazione elettrica. Questo ha permesso al Paese di ridurre sensibilmente l’impatto del gas nella formazione del prezzo dell’elettricità. Il problema è infatti che il mercato elettrico europeo è fondamentalmente basato sul meccanismo del prezzo marginale, ossia quel meccanismo di formazione del prezzo all’ingrosso dove l’ultima unità di energia necessaria a soddisfare la domanda, solitamente la più costosa, come quella a gas, determina il prezzo per tutta l’energia scambiata, incluse le rinnovabili a basso costo. Ridurre il numero di ore in cui il gas entra in questo meccanismo significa abbassare strutturalmente i costi dell’energia.
Ed è qui che emerge la differenza con l’Italia. Nel nostro Paese, nonostante una crescita delle rinnovabili (48,4% nel 2025), il gas continua a fissare il prezzo dell’elettricità nell’89% delle ore. In Spagna, invece, questo accade solo nel 15% del tempo. Una distanza enorme, che si traduce in maggiore vulnerabilità per il sistema italiano e in prezzi più alti.
La situazione geopolitica attuale ci sta insegnando che le guerre del futuro saranno sempre più guerre energetiche. Il controllo delle rotte, delle risorse e delle tecnologie energetiche rappresenta ormai un fattore determinante di potere e stabilità. In questo contesto, l’indipendenza energetica diventa un obiettivo strategico primario. E la transizione alle rinnovabili non può più essere interpretata come una scelta reputazionale o come un gesto di responsabilità ambientale, ma come una vera e propria scelta di sicurezza nazionale.
Le energie rinnovabili, insieme ai sistemi di accumulo e alla gestione intelligente della domanda, rappresentano di fatto un “armamento verde”, una infrastruttura capace di ridurre la dipendenza da fornitori esterni, attenuare gli shock dei prezzi e garantire maggiore resilienza in un mondo sempre più instabile. Investire in questo nuovo paradigma energetico non è più un’opzione tra le tante: è la condizione necessaria per affrontare il futuro. In un contesto in cui l’energia è diventata uno degli strumenti principali della competizione globale, la vera sfida non è solo produrre energia, ma farlo in modo indipendente, stabile e sostenibile.

