Il 2025 segna un cambio di paradigma energetico che non si può più ignorare

Il sorpasso delle rinnovabili sul carbone non è un semplice dato statistico. È il segnale che il futuro energetico globale ha già iniziato a cambiare direzione

Per la prima volta nell’era moderna, le energie rinnovabili hanno superato il carbone nella produzione globale di elettricità. È una notizia che ha un’enorme portata storica, ma che rischia, paradossalmente, di passare quasi inosservata nel rumore quotidiano dell’informazione. A certificarlo, ancora una volta dopo numerosi altri studi di settore, è il report Global Electricity Review 2026 pubblicato recentemente da Ember, il think tank indipendente e non-profit che si occupa di energia e clima con l’obiettivo di accelerare la transizione globale verso un’energia pulita ed elettrificata, relativo ai dati 2025.

E i dati ci dicono che nel 2025 le rinnovabili hanno raggiunto il 33,8% della produzione elettrica mondiale, superando il carbone fermo al 33,0%. Un sorpasso simbolico, certo, ma che tradisce un cambiamento strutturale in atto. Per oltre un secolo il carbone è stato il pilastro dell’industrializzazione globale, il motore attorno a cui si sono costruiti potere economico, equilibri geopolitici e dipendenze strategiche. Oggi quel modello mostra crepe sempre più profonde.

Quello che stupisce è anche la velocità con cui il nuovo paradigma sta prendendo forma. Nel 2015 le rinnovabili rappresentavano il 23% del mix elettrico globale; oggi sfiorano il 34%. Ancora più esemplare il dato sul solare ed eolico, che dieci anni fa valevano appena il 4,5%, sono arrivati al 17,3% della produzione mondiale. Una crescita esponenziale che non può più essere letta come una semplice “transizione ecologica”.

Per decenni i combustibili fossili hanno significato instabilità: guerre, ricatti energetici, dipendenza da aree geopoliticamente fragili, volatilità dei prezzi. Dal Medio Oriente alla crisi del gas russo, la storia economica contemporanea è attraversata dal peso strategico del petrolio, del carbone e del gas. Ridurre la dipendenza dai fossili non è soltanto una questione ambientale: è un tema di sicurezza, autonomia e democrazia energetica. Ora si può azzardare a dire che il cambiamento non è più teorico e che la strada è ormai tracciata.

Le tecnologie esistono. Le startup stanno innovando a una velocità impressionante: accumulo energetico, reti intelligenti, comunità energetiche, idrogeno verde, agrivoltaico, software per l’efficienza, AI applicata alla gestione energetica. Il capitale privato ha iniziato a muoversi e i grandi gruppi industriali stanno riposizionando le proprie strategie. Ora però serve il passaggio decisivo: la politica e gli investitori devono scegliere da che parte stare.

Perché il rischio più grande non è che la transizione fallisca. Il rischio è rallentarla artificialmente, continuando a sostenere economicamente modelli energetici ormai destinati al declino. Ogni ritardo oggi significa perdere competitività domani. L’Europa, e l’Italia in particolare, hanno davanti un’opportunità storica. Le filiere delle rinnovabili, delle batterie, delle infrastrutture intelligenti e dell’elettrificazione possono diventare il cuore della prossima economia europea. Ma servono visione, velocità e capacità di attrarre investimenti. Il sorpasso delle rinnovabili sul carbone non è un semplice dato statistico. È il segnale che il futuro energetico globale ha già iniziato a cambiare direzione.