Italia Rinnovabile 2026: crescita record del solare, ma la burocrazia frena la transizione energetica

Il report di Legambiente posiziona le fonti pulite a copertura del 41,1% dei consumi elettrici nazionali insidiando le fossili, ma il traguardo europeo resta lontano

La prima edizione del report “Italia Rinnovabile”, presentato da Legambiente con il contributo di Statkraft Italia e FERA, dimostra che l’Italia si trova a un bivio energetico cruciale, grazie a una spinta tecnologica e di investimenti privati che sta ridisegnando il mix elettrico del Paese, frenata però dalle lungaggini autorizzative e dalle incertezze normative.

I dati elaborati nel documento tracciano un bilancio dell’ultimo decennio (2015-2025) e proiettano le sfide verso gli stringenti obiettivi europei al 2030 e la decarbonizzazione totale entro il 2040. Il dato più significativo emerso dall’analisi storica è sicuramente rappresentato dalla capacità di copertura dei consumi elettrici nazionali da fonti pulite, passata dal 33,9% del 2015 al 41,1% registrato a fine 2025, traducendosi in una produzione di 127.978 Gwh/anno. Pochissimi i punti percentuali di distanza dal blocco delle fonti fossili, oggi al 43,8%. A trainare questa metamorfosi è stato un profondo cambiamento strutturale interno alle stesse tecnologie pulite, con il fotovoltaico che nel 2025 ha compiuto il sorpasso definitivo sullo storico pilastro dell’idroelettrico con una potenza installata di 44.878 MW, pari al 53,9% del totale della potenza rinnovabile e generando 44.294 Gwh/anno. Solido rimane comunque l’idroelettrico, con 41.625 GWh/anno, seguito dall’eolico con 21.360 GWh/anno e dalla geotermia con 5.260 Gwh/anno. Il vero boom è stato quello degli accumuli, grazie a una forte infrastrutturazione tecnologica di supporto che ha portato all’installazione di ben 918.971 impianti di accumulo, per una potenza complessiva di 7.803 MW. Il tutto con ricadute positive anche a livello occupazionale, dove l’Italia si posiziona al terzo posto in Europa nel settore delle rinnovabili, offrendo lavoro a circa 228.900 occupati.

Tuttavia, Legambiente definisce “lento rispetto alle reali potenzialità del Paese” questo sviluppo verso l’energia pulita, avendo il nostro Paese, a marzo 2026, raggiunto appena il 33,2% dell’obiettivo di capacità rinnovabile fissato per il 2030. Per centrare i target europei e sbloccare un futuro a zero emissioni nette entro il 2040, il tasso di installazione annuale dovrebbe triplicare rispetto al trend attuale, e non è la mancanza di capitali o l’assenza di iniziativa industriale a rallentare il ritmo, bensì la farraginosità degli iter burocratici, i veti incrociati a livello locale e decreti controversi che rallentano l’approvazione soprattutto dei grandi impianti industriali.

Il report solleva quindi il paradosso economico di un aumento dell’energia pulita, che ha un costo di produzione strutturalmente azzerato, incapace di trovare riscontro nelle bolletta elettrica italiana, ancora attorno a una media di 130,5 euro/MWh, quando in Spagna si pagano circa 42,5 euro/MWh. La colpa è del meccanismo di formazione del prezzo (Marginal Pricing), nel quale il gas fossile incide ancora per ben l’89% delle ore sulla determinazione del prezzo finale dell’energia sul mercato all’ingrosso, mentre in Spagna solo per il 15%. Per spezzare questo legame, Legambiente ha quindi lanciato contestualmente la campagna nazionale “OK, la bolletta giusta. Prezzo zonale è giustizia sociale”, con l’obiettivo di spingere Governo, Parlamento e ARERA ad attuare pienamente il prezzo zonale dell’energia, una misura che permetterebbe di trasferire direttamente ai consumatori dei territori che ospitano gli impianti rinnovabili (in particolare il Sud Italia) i benefici economici dell’energia a basso costo prodotta in loco.