Storicamente specializzata nel MadTech, la neonata SGR ha strutturato una strategia basata sul lancio di due fondi di investimento mirati a intercettare due anime diverse ma complementari dell’innovazione tecnologica

BlackSheep Ventures, attore verticale altamente specializzato nel panorama del Venture Capital incentrato esclusivamente sulle tecnologie applicate ai dati, ai software aziendali e all’evoluzione digitale delle imprese, si trasforma ufficialmente in una SGR (Società di Gestione del Risparmio) indipendente, autorizzata dalla Banca d’Italia, segnando una svolta importante per l’innovazione in Italia, con una forza di investimento da 170 milioni di euro.
Storicamente specializzata nel MadTech (l’unione di Marketing e Advertising Technology), ovvero tutte quelle tecnologie e software (SaaS) che aiutano le aziende a gestire dati, automazione dei processi di vendita, privacy e intelligenza artificiale applicata al business, la neonata SGR ha strutturato una strategia basata sul lancio di due fondi di investimento alternativi di tipo chiuso, mirati a intercettare due anime diverse ma complementari dell’innovazione tecnologica: il Fondo “Growth” (MadTech), che prosegue la strategia storica del team focalizzandosi su startup in fase di espansione commerciale (Series A e B) che operano nel mondo dei software per il marketing, la gestione dei dati e l’automazione aziendale e il Fondo “Vertical AI” (Intelligenza Artificiale di Dominio), interamente dedicato all’Intelligenza Artificiale applicata a flussi di lavoro specifici di settore (Domain-Specific AI), superando l’investimento in modelli linguistici generici per puntare a software verticali capaci di risolvere problemi concreti di filiere industriali o aziendali complesse. Insieme, i due fondi mirano a una raccolta complessiva di 170 milioni di euro, un salto di scala importante che permetterà ticket di investimento molto più pesanti rispetto al passato.
L’arrivo sul mercato di questa nuova struttura, con la capacità di investire quote rilevanti da un bacino di 170 milioni, offre una opportunità nazionale per evitare che le migliori startup italiane debbano scappare all’estero per trovare i capitali necessari a scalare, problema ormai annoso e chiaro del nostro ecosistema dell’innovazione, contribuendo in particolare con il focus sull’AI di dominio a spingere le startup italiane a non competere sui modelli generalisti, dove lo scontro con Big Tech americane è impraticabile, bensì a sviluppare soluzioni software verticali e proprietarie, una specializzazione che aumenta drasticamente le probabilità di successo e la capacità delle nostre aziende di diventare leader in nicchie di mercato globali.

