La Lombardia guida un Ecosistema Startup Italiano in crescita rallentata

I dati disegnano un Paese in lento cambiamento verso startup più strutturate che riescono a superare la prima fase e a crescere in fatturato e occupazione

Non è una stasi, anche se la crescita nel 2024 delle startup italiana segna un evidente rallentamento. Piuttosto, l’ecosistema startup italiano sembra essere entrato in un lento processo di cambiamento, dal Venture Capital al fatturato, passando per i numeri occupazionali e delle startup attive. L’analisi “L’impatto occupazionale delle startup innovative italiane tra il 2012 e il 2024“, curato dal Centro studi di Assolombarda, in collaborazione con l’Area Life Science, Healthcare & Startup di Assolombarda sull’impatto delle startup innovative in Italia conferma da una parte l’ormai raggiunta centralità di simili realtà per l’economia nazionale, ma ne mette in luce un rallentamento in alcuni elementi di crescita. Lo studio, basato sull’incrocio di dati provenienti da InfoCamere e Orbis – Bureau van Dijk, è stato realizzato sui dati delle startup ed ex-startup innovative registrate dal 2012, con un focus sul periodo 2023-2024 e proiezioni per il 2025.

Alla data del 2025, il panorama italiano conta 24.261 startup ed ex-startup che hanno animato l’ecosistema, con un tasso di crescita annuale del numero di imprese sceso al +4% nel 2024 e quasi azzerato nel primo semestre del 2025 (+1%, pari a circa 300 imprese in più), con una distribuzione sul territorio nazionale estremamente polarizzata: la Lombardia ospita il 27% delle startup attive a livello nazionale, con il “Quadrilatero” di Assolombarda (che comprende Milano, Lodi, Monza-Brianza e Pavia) in cui si concentra il 21% del totale. Numeri da leggere e interpretare anche per quanto riguarda l’impatto occupazionale, con un 2024 che porta a 68.526 i posti di lavoro in Italia, un altro +4% rispetto ai 65.897 del 2023, con un aumento netto di 2.629 dipendenti. Il dato conferma il rallentamento della crescita occupazionale che, dopo anni di incrementi superiori al 20%, è scesa al +13% nel 2023 e si è ulteriormente dimezzata nel 2024. L’80% delle startup ed ex-startup ha comunque mantenuto stabile o incrementato il numero di dipendenti nel corso dell’ultimo anno finanziario, in percentuale superiore rispetto alle nuove imprese non innovative: tra il 2018 e il 2019, l’aumento dei dipendenti rispettivamente del 229% e del 209% nei primi cinque anni di vita, nettamente superiore al +113% delle nuove imprese secondo Istat. Oltre la metà degli occupati lavora in servizi e manifattura high-tech, rappresentando il 4% della forza lavoro italiana in questi settori considerati fondamentali per innovazione e produttività.

Buono, anzi evidente, l’impatto economico, con un ecosistema in cui il fatturato nazionale raggiunge i 14,5 miliardi di euro nel 2024, in forte crescita rispetto ai 13,4 miliardi di euro dell’anno precedente, un incremento in valore assoluto di 1,1 miliardi di euro pari a un aumento percentuale di circa l’8,21%. Ancora una volta, la Lombardia traina questi risultati, generando il 41% del fatturato e ospitando il 37% degli occupati totali. Tuttavia, il dato relativo ai soci distinti coinvolti, salito a 104.687, mostra una prevalenza di persone fisiche e famiglie (88,8 mila), mentre gli investitori corporate di medie e grandi dimensioni restano una minoranza. Eppure, le startup che ricevono investimenti da fondi di private equity, venture capital e incubatori (993) sono quelle che crescono di più.

Punto ancora dolente, le dimensioni delle startup italiane non crescono, con il 92,4% delle imprese classificato come micro (meno di 10 addetti) ed oltre la metà (il 56,7%) che non ha dipendenti. Tuttavia, la produttività è in crescita: il Valore Aggiunto per dipendente ha sfiorato i 53 mila euro nel 2024, un aumento del 47% rispetto al 2019. A conferma dell’estrema mobilità del quadro generale, che vede evidentemente un restringimento del numero di startup in favore di una maggiore crescita di quelle esistenti (e che ce la fanno), le imprese con più di 10 addetti, pur rappresentando solo il 7,6% del totale, generano il 67,3% dell’occupazione, con le “Gazzelle”, ovvero le imprese più performanti, che crescono rapidamente, fino a 75 in tutta Italia, 38 nel “Quadrilatero” di Assolombarda.

I dati 2024 evidenziano anche come si stia attraversando un periodo di forte selezione, con un tasso di mortalità delle startup salito al 6,0% nel 2024 (il valore più alto mai registrato) per 1.440 imprese che hanno cessato l’attività, realtà meno performanti, con scarso impatto occupazionale e un fatturato medio basso. Di contro, le acquisizioni (M&A) hanno raggiunto un picco storico di 116 nel 2024 e le startup acquisite sono risultate essere le migliori: mediamente avevano un fatturato di 1,7 milioni di euro e un numero di dipendenti superiore.

“La filiera dell’innovazione è oggi uno dei motori più solidi della crescita italiana: non soltanto per la capacità di generare nuove idee, ma perché produce lavoro qualificato, nuove competenze e valore per tutto il sistema produttivo. I dati – ha detto Federico Chiarini, Presidente Giovani Imprenditori di Assolombarda – dimostrano che startup, PMI innovative, incubatori, acceleratori e parchi scientifici sono protagonisti di una trasformazione profonda, che investe l’economia e la società. Ma perché questo potenziale diventi pienamente reale serve un cambio di paradigma: l’Italia è un Paese ricco di risparmio, eppure troppo poco di quel capitale viene destinato all’economia reale. Dobbiamo avere il coraggio di orientarlo verso l’innovazione, perché è lì che si costruisce la crescita del futuro. Accanto agli investimenti servono regole stabili, chiare e di lungo periodo: solo così potremo dare fiducia a chi intraprende, e garantire continuità a politiche come lo Scale-up Act. L’innovazione non è una nicchia, ma un pilastro della stabilità del Paese”.