AIS (Associazione Infrastrutture Sostenibili) lancia la proposta di uno specifico “Tavolo Nazionale per infrastrutture e finanza sostenibile”

Il bilancio di fine anno dell’AIS (Associazione Infrastrutture Sostenibili), che ha integrato le analisi del Rapporto annuale presentato a giugno con le nuove linee guida operative lanciate nel dicembre 2025, ha confermato come la sostenibilità abbia smesso di essere un capitolo del bilancio sociale per diventare il principale driver di competitività economica, tanto da richiedere uno specifico “Tavolo Nazionale per infrastrutture e finanza sostenibile”.
Il Rapporto “Il Valore della Sostenibilità – Finanza, Economia, Infrastrutture” mostra come investire nel “green” generi profitti superiori, basandosi sui dati che descrivono un settore dove le aziende con elevati standard ESG hanno registrato una crescita del valore azionario del 46% superiore rispetto a quelle che non hanno adottato tali criteri e i fondi ESG nel 2025 hanno sovraperformato i mercati tradizionali, con rendimenti medi del 12,6% contro l’8,6%. Dall’altro canto, il costo del “non fare”, l’inazione climatica, rischia di costare oltre 5.000 miliardi di dollari l’anno a livello globale.
Se il rapporto estivo aveva definito la teoria, il follow-up di dicembre ha introdotto il lancio del “Tavolo Nazionale per infrastrutture e finanza sostenibile”, iniziativa che mira a colmare il vuoto di comunicazione tra chi progetta le opere (ingegneri e stazioni appaltanti) e chi le finanzia (banche e fondi d’investimento). L’obiettivo è creare un linguaggio comune basato su standard di misurazione univoci (come i protocolli Envision o GBC), eliminando le ambiguità e rendendo i progetti italiani appetibili per i 730 miliardi di dollari circolanti nel mercato globale dei Green Bond. Con l’avvicinarsi della chiusura del PNRR, l’attenzione si sposta infatti necessariamente sul Partenariato Pubblico-Privato (PPP), con le opere che seguono criteri di sostenibilità certificati che possono beneficiare di tassi di interesse agevolati e minori costi di manutenzione nel lungo periodo, con rendimenti complessivi superiori fino al 20%.

