Il Politecnico di Milano evidenzia nel suo studio le difficoltà per l’ecosistema startup italiano di superare la soglia di piccoli round e l’assenza di exit

Quello italiano è un ecosistema che ha imparato a resistere alle intemperie macroeconomiche, ma che fatica a trovare la spinta necessaria per una crescita esplosiva: questa, in sintesi, al prospettiva lasciata dall’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech del Politecnico di Milano, presentato a dicembre 2025, con un volume di investimenti che si attesta a 1,456 miliardi di euro a conferma di una tenuta strutturale, ma segnata da un timido +2,8% rispetto ai 1,416 miliardi dell’anno precedente, restando ancora lontana dal picco di 2,16 miliardi toccato nel 2022.
La polarizzazione è molto forte, con la fiducia degli investitori internazionali che è cresciuta dell’8%, ma concentrandosi su pochi “campioni” nazionali capaci di competere su scala globale, mentre gli attori formali (Venture Capital indipendenti, Corporate VC e fondi governativi) si sono mantenuti su livelli stabili, confermando il loro ruolo di “spina dorsale” del sistema senza però incrementare significativamente la massa critica.
In netta controtendenza rispetto agli anni passati è invece l’equity crowdfunding, che registra una contrazione del -9,2%, a testimonianza di una maggiore prudenza del mercato retail e della necessità di una regolamentazione più matura per questo strumento.
Uno dei comparti più analizzati è quello del Fintech & Insurtech, dove si osserva un fenomeno di consolidamento, con un numero di startup attive sceso a 485 realtà, contro le 596 del 2024 e una raccolta di capitali iscesa del 19% (fermandosi a 202 milioni di euro contro i 250 dell’anno precedente), ma con il valore mediano dei ricavi previsto per il 2025 salito a 700.000 euro, con un incremento del 29% rispetto ai 500.000 euro del 2024 e un balzo del +50% rispetto ai dati del 2023. La profittabilità è ormai una realtà per il 46% delle startup, segnale che l’ecosistema sta passando da una fase di “crescita a ogni costo” a una di “sostenibilità finanziaria”. Il vero motore tecnologico del Paese è rappresentato dal Deep Tech. Nel 2025, 11 delle 15 startup più finanziate operano in ambiti ad alta intensità di ricerca: Aerospazio, Biotech, Clean Tech e Nuovi Materiali.
Due sono ancora, però, gli aspetti in difficoltà che rendono ancora l’ecosistema non “maturo: da una parte la dimensione dei round resta piccola, sebbene il 42% delle startup sta cercando attivamente capitale, la maggioranza (63%) punta a round piccoli, inferiori ai 2 milioni di euro e solamente il 9% cerca finanziamenti superiori ai 5 milioni, dall’altra, l’assenza di Exit testimonia la mancanza di acquisizioni strategiche o quotazioni in borsa (IPO) rilevanti. Per superare quello che gli esperti definiscono un “equilibrio stagnante”, il report suggerisce azioni coraggiose lungo tre direttrici:
- Infrastrutture e Capitali: Per scalare servono grandi round; l’Italia raccoglie ancora un quarto rispetto alla Francia e meno della Spagna.
- Visione Internazionale: Superare il mercato domestico è l’unica via per attirare investimenti pesanti.
- Supporto Istituzionale: È necessario un impegno più sistemico per favorire la nascita di nuove “gazzelle” (aziende con crescita del fatturato/dipendenti superiore al 20% per tre anni consecutivi), che oggi in Italia sono circa 75.

