Il vero killer delle nuove imprese non è, romanticamente, l’incomprensione del sistema per la genialità delle soluzioni proposte, ma molto più prosaicamente la gestione della liquidità
Dall’ultimo incontro di Assintel emerge un dato allarmante che riguarda l’intero sistema startup nazionale proprio nella sua fase iniziale: il 96% delle startup fallisce a causa di problemi strutturali che vanno ben oltre la qualità dell’idea imprenditoriale. Lo ha rivlevato lo studio presentato dal PoliMi GSoM Entrepreneurship Club aggregando i dati di CB Insights su 385 fallimenti e le analisi contenute nel report The Ultimate Startup Guide With Statistics 2024-2025 del Founders Forum Group.
Il vero killer delle nuove imprese non è, romanticamente, l’incomprensione del sistema per la genialità delle soluzioni proposte, ma molto più prosaicamente la gestione della liquidità. Il 70% delle startup chiude perché esaurisce la cassa in una fase pre-revenue, un limbo finanziario dove gli investitori privati spesso non osano avventurarsi e che rappresenta invece la condizione stessa di esistenza dell’impresa. Contemporaneamente, un altro 42-43% fallisce per l’assenza di un Product-Market Fit: founder che spendono anni a costruire prodotti che, semplicemente, il mercato non desidera.
L’analisi di Bill Gross di Idealab aggiunge un ulteriore tassello: il timing. Arrivare sul mercato nel momento sbagliato è letale quanto avere un prodotto difettoso. Assintel chiede l’istituzione di un fondo pre-revenue dedicato che possa fungere da vero ammortizzatore per le fasi iniziali di ricerca e sviluppo, ma serve una vera e propria struttura, anche politica, che riconosca l’ecosistema startup come infrastruttura abilitante per l’economia digitale del Paese.
E anche i founder devono comprendere alcune dinamiche, non avere fretta di scalare prematuramente perché questo è spesso il primo passo verso il baratro, bensì controllare al contrario il cash flow e operare una selezione del team basata su competenze complementari, perché il 23% dei fallimenti è causato proprio da team disfunzionali. E validare il prodotto prima di avventurarsi in ulteriori evoluzioni che rischiano di trovarsi senza mercato, o addirittura al di fuori di esso. Serve quindi disciplina, validazione costante, monitoraggio spietato dei costi e capacità di ascoltare il mercato prima di scrivere una sola riga di codice. Non è romantico. Forse non è neppure geniale, ma solo chi avrà il coraggio di abbandonare l’ego creativo per abbracciare il pragmatismo imprenditoriale riuscirà a superare la soglia di sopravvivenza del 4%.

