Social Innovation Monitor: Report sugli Incubatori e Acceleratori in Italia 2025

Il team di ricerca disegna un quadro dell’ecosistema dell’innovazione italiano dove anche le strutture di supporto alle startup diventano vere e proprie aziende e attraversano un periodo di consolidamento

Il Report sugli Incubatori e Acceleratori in Italia 2025, curato dal team di ricerca Social Innovation Monitor (SIM) e dai ricercatori del Politecnico di Torino in collaborazione del main partner InnovUp e con il supporto di PNIcube, Italian Competence Center for Social Innovation, Fondazione Giacomo Brodolini e Social Innovation Teams, conferma la tendenza già individuata da numerosi studi e report sul lento processo di maturazione dell’ecosistema startup italiano, che vede una leggera contrazione dei numeri in favore di un consolidamento delle realtà esistenti. Anche per quanto riguarda Incubatori e Acceleratori, il numero complessivo di strutture censite scende a quota 203 unità rispetto alle rilevazioni degli anni precedenti, mail volume d’affari complessivo generato dal settore abbatte decisamente la barriera dei 600 milioni di euro, segnando una crescita media annua del 20%. Stesso discorso, anzi maggiore, per il dato relativo alle risorse umane, con gli occupati diretti all’interno di queste strutture che hanno visto un incremento del 156%, raggiungendo le 2.300 unità, sintomo dei numerosi servizi che, oltre ai semplici spazi fisici, Incubatori e Acceleratori mettono a disposizione delle startup, strutturandosi come vere e proprie aziende di consulenza e servizi che necessitano di team numerosi e altamente specializzati per supportare l’enorme numero di nuove startup, stimate complessivamente oltre le 5.000, una cifra praticamente doppia rispetto alle rilevazioni del periodo precedente. Anche la tendenza culturale sembra ormai irreversibile, con la propensione verso la Social Innovation di quasi la metà delle strutture italiane, che dichiara oggi di supportare attivamente organizzazioni che hanno come obiettivo principale un impatto sociale o ambientale significativo.

Le tipologie di strutture sono differenti, a partire dagli Incubatori Certificati, 70 sui 203 totali, che beneficiano di una differenza sostanziale rispetto a tutti gli altri, legata a una normativa piuttosto stringente in merito, con la struttura che deve dimostrare di possedere infrastrutture adeguate e garantire un team con competenze tecniche comprovate e solidi legami con il mondo accademico e della ricerca per favorire il trasferimento tecnologico. Il principale vantaggio di questa qualifica risiede nel fatto che le startup ospitate possono accedere a incentivi fiscali e canali di finanziamento agevolati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, un beneficio precluso a chi sceglie percorsi non certificati.

Infine, la distribuzione geografica di Incubatori e Acceleratori, che rispecchia sostanzialmente quella delle startup sull’intero Paese: la Lombardia si conferma il baricentro indiscusso del sistema con 45 strutture, con il Nord-Ovest che ospita quasi la metà delle startup nazionali, seguita a distanza dal Lazio con 22 e dall’Emilia-Romagna con 21. Anche il Centro-Sud mostra segnali di resistenza e crescita, guidato principalmente dalla Campania che conta 17 operatori e dalla Toscana con 16.

Il contesto europeo resta però ancora un passo abbondante avanti, perché nel panorama dei cinque principali mercati analizzati dal SIM ulteriormente nel suo “Report on European Incubators and Accelerators”, il Regno Unito continua a detenere la leadership indiscussa con oltre 3.300 startup nate negli ultimi anni e un network di circa 280 tra incubatori e acceleratori, forte di un volume d’affari e di investimenti in capitale di rischio che superano ampiamente la media europea, la Francia è il paese con il maggior numero di strutture di supporto (circa 290) e oltre 1.400 dipendenti nel settore, mentre la Germania si distingue per la solidità finanziaria e la specializzazione deep tech delle sue 250 strutture, che supportano circa 2.000 nuove imprese. Più vicina all’Italia, la Spagna presenta un profilo simile per numero di startup (circa 1.400) e una forza lavoro nel settore dell’incubazione che tocca le 1.300 unità, ma il nostro Paese, nonostante un numero inferiore di startup complessive censite nelle statistiche aggregate (circa 600 nuove realtà innovative annue nel confronto Greyb), dimostra maggiore efficienza produttiva per singolo incubatore e un fatturato complessivo di 600 milioni che ci pone in diretta competizione con il mercato spagnolo e in scia a quello tedesco.