Presentato dal World Economic Forum in occasione del vertice di Davos, delinea un panorama mondiale dominato da quella che viene definita l'”Era della Competizione”

Il futuro sarà “turbolento o tempestoso” nei prossimi 10 anni per il 57% degli intervistati, mentre solamente l’1,1% ritiene possibile un orizzonte di calma o stabilità. Il rapporto Global Risks Report 2026, presentato dal World Economic Forum (WEF) in occasione del vertice di Davos, raccoglie le percezioni di oltre 1.300 esperti mondiali, e il sentimento è di profonda incertezza, con una notazione molto importante da leggere nei dati e nelle interviste effettuate: se le emergenze geopolitiche costituiscono il fattore di rischio e la preoccupazione più evidente, mediaticamente forte e di immediato impatto, in realtà sono i rischi ambientali a costituire la minaccia più grave e strutturale nel lungo periodo.

Complice anche la situazione geopolitica attuale, si assiste infatti a una de-prioritizzazione dei rischi ambientali nel breve termine. Entro i 2 anni il rischio numero uno è lo scontro geoeconomico, seguito dai conflitti armati e dalla polarizzazione sociale, mentre gli eventi meteorologici estremi sono scesi dal 2° al 4° posto. Ma nella finestra temporale entro i 10 anni (2036) la gerarchia si ribalta completamente, con la crisi ambientale che riprende il sopravvento, occupando stabilmente le prime tre posizioni della classifica globale, con gli Eventi Meteorologici Estremi identificato come il rischio numero uno al mondo sul decennio, non solo per singoli disastri, ma per la frequenza e un’intensità tali da rendere intere aree geografiche inabitabili, distruggere proprietà e infrastrutture critiche su scala globale, quindi la Perdita di Biodiversità e Collasso degli Ecosistemi, capace di rappresentare anche un rischio economico diretto per le catene di approvvigionamento alimentare e la resilienza dei sistemi idrici e, terzi, i Cambiamenti Critici ai Sistemi Terrestri (Tipping Points), il superamento dei cosiddetti “punti di non ritorno”, come lo scioglimento dei permafrost o il collasso delle correnti oceaniche, capaci di accelerare il riscaldamento globale oltre ogni capacità di adattamento umano.

Ma l’analisi di Davos 2026 identifica due nuovi fattori emergenti capaci di influenzare l’ambiente, l’Intelligenza Artificiale con l’impatto energetico sempre maggiore dei data center che rischia di rallentare i processi di decarbonizzazione e le Infrastrutture a Rischio, in particolar modo le reti elettriche e idriche mondiali messe sotto forte stress dai disastri naturali da una parte e i cyber-attacchi ibridi dall’altra, riducendo la resilienza delle società.