Un “Clean Industrial Deal” per l’Italia

Il Libro Bianco di Legambiente presentato a Roma, forte di 30 proposte e 8 settori chiave per trasformare la crisi climatica in competitività, traccia la rotta della manifattura green

Il “Libro Bianco sulla riconversione green dell’industria italiana”, presentato da Legambiente a Roma il 4 febbraio, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), alla presenza del Ministro Adolfo Urso, non è solamente un insieme corposo di proposte per innovare la manifattura italiana in ottica green e strutturare la versione nazionale del Clean Industrial Deal europeo, ma il punto di arrivo di un lungo percorso di confronto avviato nel luglio 2025 con istituzioni, sindacati e mondo della ricerca. E una visione, solida e coerente, di quello che serve per trasformare la crisi climatica in competitività, un piano industriale “dal basso” che poggia sull’esperienza dei 39 “campioni della transizione”, le aziende innovative censite dall’associazione dal 2023 a oggi attraverso la campagna “I cantieri della transizione ecologica”.

Il piano si articola su 30 proposte operative e 8 settori strategici: energia, bioeconomia, economia circolare, risorse idriche, agroecologia, semplificazione burocratica, legalità e controlli, cui corrispondono sei pilastri imprescindibili dello sviluppo futuro della nostra manifattura: decarbonizzazione, circolarità, innovazione, legalità, nuova occupazione green e inclusione.

“Il Clean Industrial Deal”, ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, “è un’opportunità che l’Italia non deve assolutamente sprecare per varare una politica industriale all’altezza della sfida climatica e per far ridurre alle imprese i costi dell’energia, evitando, però, la pericolosa scorciatoia della deregulation ambientale. Investire in un’ambiziosa politica industriale significa favorire la competitività delle imprese, facendo occupare dall’Italia, prima degli altri Paesi, l’esponenziale mercato globale delle tecnologie green. Con questo spirito abbiamo deciso di scrivere il nostro Libro Bianco, pensato come un vero e proprio piano industriale per l’Italia, indirizzando delle proposte a Governo e Parlamento e raccontando, con l’esperienza dei tanti campioni nazionali della transizione ecologica, quello che il Paese sta già facendo”.

Tra le richieste più urgenti indirizzate a Governo e Parlamento spicca quella dell’entrata in vigore dei prezzi zonali al posto del Prezzo Unico Nazionale (PUN) per premiare i territori che producono più energia rinnovabile con bollette più basse. In un contesto globale dove il 91% della nuova potenza elettrica installata nel 2024 è da fonti pulite (dati Irena), Legambiente chiede all’Italia di abbattere l’incertezza normativa e i costi burocratici (che pesano per l’1,1% sul fatturato delle imprese) per permettere ai campioni del Made in Italy di guidare la rivoluzione verde mondiale.

Correlato immediato di questa richiesta di semplificazione e di incentivazione, l’evoluzione della burocrazia come strumento a favore della crescita e non di rallentamento, con il completamento della Commissione PNRR-PNIEC e il rafforzamento degli uffici regionali per accelerare le autorizzazioni, inclusi i progetti di repowering eolico e i decreti End of Waste.

Dal punto di vista delle emergenze, è forte la richiesta di affrontare in maniera sistemica la gestione idrica e agroecologica con l’emanazione del DPR sul riutilizzo delle acque reflue e l’approvazione della legge contro i reati agroalimentari, introducendo il delitto di commercio di fitosanitari illeciti. Un punto, quello dei reati ambientali, da sempre al centro delle proposte e delle riflessioni di Legambiente, che propone infine un piano nazionale contro l’abusivismo edilizio e richiede con forza il recepimento della direttiva UE sulla tutela penale dell’ambiente, includendo reati come il “saccheggio delle risorse idriche”.