Secondo il rapporto, per ogni dollaro investito nella tutela dell’ambiente, 30 ne vengono spesi in attività che lo distruggono

Per ogni dollaro investito per proteggerla, 30 vengono spesi per distruggerla: la natura è sotto attacco secondo il nuovo rapporto dello United Nations Environment Programme (UNEP), intitolato “State of Finance for Nature 2026”, un baratro insostenibile che vede i flussi finanziari “nature-negative” (ovvero dannosi per la natura) ammontare alla cifra astronomica di 7,3 trilioni di dollari. E il vero dramma è che, per circa un terzo, sono fondi pubblici. Se il settore privato infatti contribuisce con 4,9 trilioni di dollari, concentrati principalmente in quattro settori critici: energia, industria, materiali di base e servizi di pubblica utilità, quello pubblico e roga circa 2,4 trilioni di dollari sotto forma di sussidi ambientalmente dannosi nei settori dei combustibili fossili, dell’agricoltura, dei trasporti, dell’acqua e dell’edilizia.
Gli investimenti nelle cosiddette Soluzioni basate sulla Natura (NbS) sbiadiscono di fronte a questa cifra monstre con soli 220 miliardi di dollari, quasi il 90% provienente da fonti pubbliche e solamente un misero 10% del totale (23,4 miliardi di dollari) in carico al mondo privato.
Per raggiungere gli obiettivi climatici e di biodiversità entro il 2030, il rapporto stima che i finanziamenti per la natura debbano crescere di 2,5 volte, arrivando a 571 miliardi di dollari l’anno, una cifra solo apparentemente enorme, perché rappresenta appena lo 0,5% del PIL mondiale previsto per il 2024.
Per aiutare governi e aziende a orientarsi, l’UNEP ha introdotto un nuovo quadro concettuale: la Nature Transition X-Curve, una tabella di marcia per eliminare gradualmente i sussidi dannosi e i sistemi di produzione distruttivi, favorendo contemporaneamente la crescita di investimenti “nature-positive”.

