Worl Economic Forum: mancano 6,5 trilioni di euro per garantire l’accesso globale all’acqua

Per garantire l’accesso equo all’acqua, la resilienza climatica e soluzioni circolari, il mondo dovrebbe investire complessivamente 11,4 trilioni di euro entro il 2040

Il report del World Economic Forum (WEF) “Bridging the €6.5 Trillion Water Infrastructure Gap: A Playbook”, realizzato in collaborazione con l’Università di Cambridge e Acea, presentato nel gennaio 2026 a Davos è chiaro: per garantire l’accesso equo all’acqua, la resilienza climatica e soluzioni circolari, il mondo deve investire complessivamente 11,4 trilioni di euro entro il 2040 mentre invece, seguendo le traiettorie attuali, mancano all’appello circa 6,5 trilioni di euro, ovvero una carenza di investimenti di 435 miliardi di euro all’anno.

L’obsolescenza e la carenza di infrastrutture idriche rischia di essere l’ennesimo elemento di crisi ambientale e sociale, quando al contrario potrebbe rappresentare un moltiplicatore senza eguali, un’opportunità strategica con ritorni socio-economici superiori persino ai settori dell’energia e della tecnologia. Colmare il gap di 6,5 trilioni potrebbe infatti sbloccare un incremento del PIL mondiale pari a 8,4 trilioni di euro, creare oltre 206 milioni di posti di lavoro a tempo pieno entro il 2040 (circa 14 milioni di nuovi impieghi ogni anno) e rendere in media, per ogni euro investito in infrastrutture idriche, 1,30 euro in valore aggiunto lordo.

I dati elencati nel report confermano una situazione allarmante, al limite del punto di non ritorno, con le reti di distribuzione a livello globale che perdono mediamente il 30% dell’acqua immessa, 4 miliardi di persone vivono già in condizioni di stress idrico cronico e oltre 2 miliardi di persone che non hanno accesso sicuro all’acqua potabile e 3,4 miliardi che sono privi di servizi igienici adeguati.

Il Playbook individua ben 27 “best practice” per il cambiamento, che includono la scommessa su una Finanza innovativa capace di superare il limite del finanziamento pubblico (che oggi copre il 90% degli investimenti NbS) attirando capitali privati attraverso modelli di “blended finance” (finanza mista), un deciso investimento su Digitalizzazione e Circolarità con l’adozione di tecnologie per il monitoraggio in tempo reale delle perdite e promuovere il riutilizzo delle acque reflue (economia circolare) e la necessità di Riforme politiche che allineino le tariffe idriche al costo reale del servizio, proteggendo al contempo le fasce vulnerabili, per rendere i progetti bancabili e attraenti per gli investitori.

Il messaggio del World Economic Forum è chiaro: l’acqua è il centro della resilienza climatica ed economica. Ignorare il gap infrastrutturale significa esporsi a rischi geopolitici e perdite economiche devastanti (si stima che entro il 2050 il 31% del PIL mondiale sarà esposto a un elevato stress idrico). Come spesso avviene con ambiti che riguardano direttamente la natura, la sua tutela e la gestione delle sue risorse, investire oggi non è solo un obbligo morale, ma la strategia economica più intelligente per garantire la crescita dei prossimi decenni.