Il mercato dei data center in crescita verticale

Secondo l’ultima indagine dell’Osservatorio Data Center della School of Management del Politecnico di Milano, la crescita degli investimenti in infrastrutture per il cloud ha sfondato il muro dei 7 miliardi di euro nel triennio 2023-25

L’impatto degli ultimi anni dell’AI nel mondo della produzione, delle startup e del quotidiano è stato esponenziale e, parallelamente, sono cresciute sempre di più le infrastrutture che ospitano i server su cui far girare l’Intelligenza Artificiale. Un mercato, sottolinea l’ultima indagine dell’Osservatorio Data Center della School of Management del Politecnico di Milano, presentata a metà gennaio 2026, che in Italia nel triennio 2023-25 sono stati investiti 7,1 miliardi di euro in infrastrutture, candidando seriamente il nostro Paese a hub digitale d’Europa e con proiezioni monstre che arrivano entro il 2028 a investimenti per ulteriori 25 miliardi di euro. Proiezioni, ma non solo, perché sono già stati annunciati ben 83 nuovi progetti di infrastrutture, molti dei quali già in fase avanzata di autorizzazione.

La potenza di calcolo dei data center italiani è cresciuta del 19%, raggiungendo quota 609 MW, con circa il 75% gestita da operatori in colocation, specialisti cioè che affittano spazio e infrastrutture a grandi aziende e cloud provider, a definire un business certamente strettamente collegato ai grandi nomi dell’Intelligenza Artificiale e del cloud computing, ma in realtà a sé stante, in un rapporto di reciproca dipendenza non pienamente a favore di ChatGPT e compagni, anzi, come visto dalle recenti partnership e acquisizioni da parte delle big del settore, probabilmente la bilancia pende perfino a favore di chi, lo spazio in cloud e i data center, ce li ha proprio fisicamente.

A guidare la crescita del settore in Italia è senza dubbio Milano, che si conferma leader incontrastata del settore con 414 MW già operativi (il 68% del totale nazionale), attraendo il 23% di tutti gli investimenti annunciati a livello europeo e con l’obiettivo di superare la soglia del 1 GW entro il 2028 per competere con giganti come Londra o Francoforte.

Il mercato nazionale analizzato dal report, individua tuttavia altre realtà in crescita come Roma, secondo polo strategico del Paese con investimenti previsti per oltre 1,5 miliardi di euro entro il 2027, sulla spinta della necessità di sicurezza della Pubblica Amministrazione e dalla domanda di sistemi di backup e “Disaster Recovery”. Anche il Nord-Est, lungo l’asse Padova-Verona sta attirando l’attenzione degli investitori per servire le imprese del comparto manifatturiero.

Il report evidenzia quindi luci e ombre, dall’impatto radicale dell’AI Generativa che ha portato alla progettazione di strutture molto più avanzate, con progetti che prevedono configurazioni da 30 fino a 50 kW per singolo rack e la conseguente adozione di nuove tecnologie come il liquid cooling (raffreddamento a liquido) per gestire il calore estremo prodotto dai processori, alle criticità della rete elettrica, che ha visto nel 2025 richieste di connessione presentate a Terna 100 volte superiori all’effettiva capacità di accoglienza della rete. Inoltre, da sciogliere sarà sicuramente il nodo, anche politico, di chi sta investendo in infrastrutture digitali nel nostro Paese, poiché il 72% degli investimenti futuri proviene da operatori internazionali che non sono ancora presenti fisicamente in Italia e che spesso si scontrano con la giungla burocratica nazionale.

Ma la crescita vertiginosa delle strutture porta con sé anche un effetto correlato estremamente positivo: la richiesta di sempre maggiore energia ha portato a un enorme investimento sull’efficienza, e il PUE medio (l’indice che misura l’efficienza energetica) dei nuovi data center italiani è sceso a valori compresi tra 1.2 e 1.3, rendendo le nostre infrastrutture molto più sostenibili rispetto alla media globale di 1.58, con il 15% dei nuovi progetti che integra sistemi per recuperare il calore prodotto e riutilizzarlo per il teleriscaldamento cittadino, mentre il 90% dei grandi operatori ha già garantito l’uso di energia proveniente al 100% da fonti rinnovabili.