Il report delinea un sistema nazionale resiliente con una crescita significativa del capitale investito, anche con operazioni di livello europeo, ma ancora decisamente da consolidare

Gli investimenti in Venture Capital del 2025 hanno rappresentato per l’Italia un primo approccio alla mole europea, grazie a un +32% rispetto al 2024 che si concretizza in un totale di 1,488 miliardi di euro: questo, in sintesi, il contesto delineato dall’EY Venture Capital Barometer 2026, anche se quello nazionale rimane un mercato ancora lontano da paesi europei come Francia e Germania. Il dato è quello del peso sul PIL: ancora solo lo 0,07%, contro lo 0,22% della Francia e lo 0,15% della Germania, confronto ancora negativo alla luce dei valori di raccolta ben più alti rispetto all’Italia, con la Francia a circa 6.3 miliardi di euro, Germania 6.6, Regno Unito 18.4 e Spagna 2.6 miliardi di euro.

Altro dato da valutare con attenzione: circa il 50% degli investimenti è stato fagocitato da solamente 5 operazioni, in mega-round che hanno proiettato sicuramente le startup in questione su scala internazionale, ma che di fatto testimoniano di un sistema ancora lontano da un contesto dove scale-up ed exit rappresentano la norma e non l’eccezionalità. Rapportato ai 238 round totali registrati per il 2025, il valore medio delle operazioni è salito del 62%, passando da 3,9 milioni a 6,3 milioni, ma togliendo dal campo i primi 6 round (Bending Spoons a €233 milioni, Exein €170 milioni in due round, AAVantgarde Bio €122 milioni, NanoPhoria €83 milioni e Generative Bionics €70 milioni), per i rimanenti 232 round rimane un “misero” 3,4 milioni di valore medio (e se togliamo anche il mega-round in essere di Orbit da circa 50 milioni la media cala ancora). Ancora, a livello europeo, ci troviamo su cifre molto differenti: dai 95 euro spesi in Francia, ai 78 euro in Germania, ai 55 euro registrati in Spagna e ai 265 euro nel Regno Unito.

Anche a livello geografico, si trovano situazioni di scompenso, con la Lombardia che mantiene il primato assoluto con 932 milioni di euro raccolti (oltre il 60% del totale nazionale), seguita dal Lazio (222 milioni), ma con una flessione nel Sud Italia che segna un -37% rispetto all’anno precedente. Si confermano i settori individuati in crescita nei report di tutto l’anno 2025: il Deep Tech ha raccolto 413 milioni in 47 round, l’Health & Life Science 357 milioni in 37 round e Software & Digital Services 266 milioni, per un totale che supera l’80% della raccolta totale. A conferma che l’ecosistema sta diventando maturo, ma non per tutti, che la fase di crescita delle startup non è ancora generalizzata, che la geografia ci lascia un Paese sostanzialmente diviso a metà e che alcuni settori viaggiano su cifre continentali, inavvicinabili da tutti gli altri, come sintetizza Marco Daviddi, Strategy & Transactions Markets Leader Europe West, EY: “Nel complesso emerge un ecosistema che fatica ancora a trasformare la qualità dell’innovazione in una crescita diffusa lungo tutte le fasi di sviluppo. Le recenti evoluzioni normative offrono tuttavia un’opportunità per rafforzare il settore, ampliando la partecipazione di investitori istituzionali e internazionali e sostenendo percorsi di crescita più strutturati per le imprese innovative. In questa fase, sarà fondamentale concentrarsi su interventi che favoriscano apertura dei mercati, capacità di scala e competitività, contribuendo a rafforzare in modo strutturale il ruolo dell’Italia nel panorama europeo dell’innovazione”.