Marocco, l’ecosistema startup cresce ma resta a due velocità

Contenuto esclusivo StartupNewsItalia. Il World Bank celebra i 70 milioni di capitali privati mobilitati e il governo lancia un nuovo fondo da 37 milioni di dollari, ma a settembre le startup marocchine hanno raccolto appena 100.000 dollari, contro 1,1 miliardi dell’intera area MENA

Il sistema delle startup marocchino sta vivendo una fase di trasformazione profonda, ma non priva di contraddizioni. Mentre il governo moltiplica gli strumenti finanziari e le istituzioni internazionali riconoscono i progressi compiuti nella costruzione di un mercato del capitale di rischio, i dati sugli investimenti effettivi continuano a essere in ritardo rispetto ai principali competitor regionali.

La notizia più significativa sul piano strutturale arriva dai dati dell’iniziativa Innov Invest Fund, il principale programma pubblico del governo del Marocco dedicato al finanziamento e al sostegno delle startup innovative e delle PMI nelle loro fasi iniziali, gestita da Tamwilcom (l’istituzione finanziaria pubblica marocchina, precedentemente nota come CCG) per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze e supportata dalla Banca Mondiale. Lanciata operativamente nel 2018 con 50 milioni di dollari di finanziamento, ha mobilitato in dieci anni oltre 70 milioni di dollari di capitale privato per le startup marocchine, pari a 2,4 volte l’obiettivo iniziale, sostenendo quasi 1.000 imprenditori e creando più di 4.000 posti di lavoro diretti. Il programma ha anche permesso la nascita di quattro fondi di venture capital e ha accreditato 16 incubatori e acceleratori in tutto il Paese. Come ha sottolineato la stessa istituzione, si è trattato di un intervento pubblico “mirato, ben governato e sequenziato nel tempo, progettato per attrarre capitali privati anziché sostituirli”, un modello che ha permesso al Marocco di passare da un sistema in cui solo il 6% degli investimenti in equity andava alle startup (dato 2015) a una vera e propria industria nascente del venture capital.

Su questa scia si innesta il Startup Catalytic Fund, il nuovo meccanismo annunciato dal governo e gestito da Tamwilcom, con il supporto del Ministero della Transizione Digitale, che stanzia circa 347 milioni di dirham (37 milioni di dollari) da investire in tre anni, non direttamente nelle singole startup, ma in società di gestione di fondi di venture capital che a loro volta finanzieranno le imprese tecnologiche. L’obiettivo è di arrivare a mobilitare fino a 2,5 miliardi di dirham (circa 268 milioni di dollari) di finanziamenti complessivi per le startup marocchine. Nove società di gestione sono già state selezionate e il fondo si inserisce nella più ampia strategia “Digital Morocco 2030”, che punta a espandere le industrie digitali e accelerare l’adozione tecnologica.

Ma se l’impalcatura istituzionale c’è e si viene sempre più rafforzando e affinando, gli investimenti registrano un rallentamento preoccupante: mentre le startup del Medio Oriente e del Nord Africa hanno raccolto 1,1 miliardi di dollari in 73 operazioni, il totale mensile più alto dall’inizio del 2026, con un balzo del 193% rispetto ad agosto, il Marocco si è fermato a 100.000 dollari da una singola transazione, piazzandosi in fondo alla classifica regionale insieme alla Palestina e, per la prima volta dall’inizio dell’anno, dietro all’Algeria. Il dato va letto in un contesto certamente più articolato, visto che a trainare la ripresa nordafricana e mediorientale sono state tre maxi-operazioni saudite, Barq, Tabby e Lendo, che da sole hanno valso 762,5 milioni di dollari, quasi il 70% del totale regionale, ma per il Marocco la questione centrale non sembra essere tanto il confronto mensile, quanto la capacità di attrarre un flusso più stabile e regolare di capitali, anziché dipendere da operazioni sporadiche.

Il Marocco delle startup è un cantiere aperto, con una struttura di base articolata tra il fondo catalitico, il programma InnovInvest, gli acceleratori, la strategia digitale al 2030, che stanno costruendo le fondamenta di un ecosistema maturo. La sfida è sul capitale, che stenta a fluire con la stessa intensità e continuità di altre piazze regionali. La capacità di trasformare l’intervento pubblico in un effetto leva duraturo, attrarre investitori istituzionali e trattenere i talenti rappresenta la grande scommesse di un ecosistema dell’innovazione pronto a partire, una volta trovato il carburante necessario e durevole.