La società milanese ha debuttato il 1° luglio 2026 sul Nasdaq con un’offerta pubblica iniziale da 1,68 miliardi di dollari, chiudendo la prima giornata a 40,50 dollari per azione (+39,7%). Una pietra miliare per l’intero ecosistema dell’innovazione italiana
Bending Spoons vale oggi sul Nasdaq oltre 25 miliardi di dollari e controlla un portafoglio di brand digitali che include AOL, Vimeo, Evernote, WeTransfer, Eventbrite e Brightcove. Un’ascesa che ha pochi precedenti nel panorama tecnologico europeo e che si è coronata mercoledì 1° luglio con il debutto sulla borsa newyorkese.
L’IPO è stata fissata a 29 dollari per azione, al di sopra della forchetta inizialmente indicata tra 26 e 28 dollari e l’offerta ha coinvolto complessivamente 57,97 milioni di azioni ordinarie, di cui 34,4 milioni vendute dalla società e 23,6 milioni da azionisti cedenti. Il ricavato lordo per Bending Spoons è stato di circa 954 milioni di dollari, mentre il totale dell’operazione ha raggiunto 1,68 miliardi. La valutazione al prezzo di IPO si è attestata su 18,4 miliardi di dollari, ma il primo giorno di contrattazioni ha raccontato la storia di un titolo che ha aperto a 31 dollari per chiudere a 40,50, segnando un balzo del 39,7% che ha portato la capitalizzazione di mercato a circa 25,7 miliardi. Nelle sedute successive il prezzo si è stabilizzato attorno a quota 31,78 dollari.
I numeri di Bending Spoons sono talmente impressionanti da giustificare un exploit simile: ha chiuso il 2025 con ricavi per 1,31 miliardi di dollari, in crescita del 95% rispetto all’anno precedente, e un utile operativo di 278 milioni, e nel primo trimestre 2026 ha generato 601 milioni di ricavi e 27,5 milioni di utile netto. La base utenti attivi mensili ha superato i 500 milioni a marzo 2026, rispetto ai 111 milioni di dicembre 2023, con 9 milioni di clienti paganti. Per la prima volta, una società tecnologica italiana raggiunge una dimensione e una visibilità globale che la pongono sullo stesso piano dei grandi player americani.

L’analisi di StartupNewsItalia. La quotazione di Bending Spoons rappresenta un vero e proprio spartiacque per l’intero ecosistema dell’innovazione in Italia. A partire dal modello di Business, unico nel suo genere, un ibrido tra private equity e tech company che acquisisce “venture zombie” per rilanciarle attraverso un approccio data-driven che combina riduzione dei costi, riscrittura del codice, upgrade delle funzionalità e ottimizzazione dei prezzi, facendo poi crescere le aziende all’interno del proprio ecosistema. Non si ragiona unicamente su idee nuove e disruptive, ma sull’implementazione a attualizzazione di proposte già esistenti che hanno perso la propria spinta non riuscendo a rinnovarsi e a competere sul mercato. Che è proprio quello che servirebbe, secondo report e statistiche, alla sopravvivenza delle startup, soprattutto nei primi anni di vita. L’IPO di Bending Spoons pone tuttavia anche questioni profonde per il sistema-Paese, perché una delle storie di maggior successo del tech italiano ha dovuto cercare la sua consacrazione a Wall Street, proprio per le dimensioni del mercato dei capitali: il Nasdaq offre liquidità, visibilità e una platea di investitori istituzionali che l’Italia, nonostante i progressi di Piazza Affari, non è ancora in grado di garantire a una società di queste proporzioni. La naturale conseguenza dovrebbe essere un ragionamento di sistema su come rendere più attrattivo il circuito borsistico italiano per le scaleup tecnologiche, evitando che i migliori talenti e le aziende più promettenti siano costretti a cercare altrove il loro futuro. La sfida è trasformare questo esempio isolato in un sistema: attrarre talenti, incentivare investimenti, costruire un ponte tra il mondo della ricerca e quello dell’impresa. Ripensare, ricalibrare e incentivare innovando: l’ecosistema italiano, sostanzialmente, dovrebbe fare proprio come fa Bending Spoons con i “venture zombie”.
il Direttore Responsabile Michele Di Schino

