L’operazione dimostra un possibile cambio di paradigma nell’HealthTech: le grandi case puntano su settori ad alta reddività e lasciano alle startup lo sviluppo di terapie più specifiche

Il colosso farmaceutico danese Novo Nordisk ha ceduto i diritti globali della sua terapia cellulare sperimentale contro il morbo di Parkinson a Cellular Intelligence (startup precedentemente nota come Somite AI), una realtà biotecnologica specializzata in intelligenza artificiale applicata alla biologia e sostenuta finanziariamente per oltre 60 milioni di dollari già raccolti, da investitori di primo piano come Khosla Ventures, AMD Ventures e la Chan Zuckerberg Initiative, il veicolo filantropico di Mark Zuckerberg e Priscilla Chan. L’operazione segna un punto di svolta nel settore delle terapie rigenerative: è uno dei primi casi in cui una startup “AI-native” assume la guida di un programma clinico complesso sviluppato originariamente da una delle più grandi aziende farmaceutiche globali.
Nonostante la terapia fosse stata inserita da prestigiose riviste scientifiche tra i trial clinici più promettenti, Novo Nordisk ha deciso di chiudere la propria divisione interna di terapie cellulari nell’ottobre del 2025, con una scelta puramente strategica: la multinazionale ha voluto riallocare tutte le risorse e la capacità produttiva sui suoi farmaci blockbuster per l’obesità e il diabete (Ozempic e Wegovy), la cui domanda globale continua a superare l’offerta. La transazione prevede che Novo Nordisk entri direttamente nel capitale di Cellular Intelligence come investitore azionario, mantenendo i diritti per ricevere pagamenti legati a traguardi di sviluppo e royalties sulle future vendite, qualora la terapia dovesse raggiungere con successo il mercato.
La terapia oggetto dell’accordo si chiama tecnicamente STEM-PD, una terapia cellulare allogenica e rigenerativa, nata originariamente da oltre un decennio di ricerche accademiche condotte dall’Università di Lund (Svezia) e dall’Università di Cambridge (Regno Unito), che affronta la progressiva perdita dei neuroni responsabili della produzione di dopamina in un’area profonda del cervello chiamata striato creando in laboratorio cellule staminali embrionali umane, guidate e differenziate fino a diventare cellule progenitrici dopaminergiche che vengono impiantate chirurgicamente direttamente nello striato del paziente e, una volta in sede, si prevede che maturino in neuroni dopaminergici pienamente funzionali, sostituendo fisicamente le cellule distrutte dalla malattia e ripristinando la normale segnalazione chimica.
Il motivo per cui una startup tecnologica ha acquisito un asset biologico così complesso risiede nella sua piattaforma proprietaria di intelligenza artificiale. Cellular Intelligence utilizza modelli di fondazione simili nell’architettura ai modelli linguistici ma addestrati sulla biologia cellulare, alimentati da dati che coprono milioni di condizioni di perturbazione cellulare. L’algoritmo analizzerà il comportamento temporale delle cellule durante il differenziamento in laboratorio per ottimizzare i protocolli di crescita, comprimere i tempi di sviluppo e abbattere i costi di produzione, rendendo una cura chirurgica così complessa economicamente sostenibile e distribuibile su larga scala. I dati clinici generati dal trial serviranno, a loro volta, a istruire ulteriormente l’algoritmo per future applicazioni nella medicina rigenerativa. Cellular Intelligence, che ha contestualmente assunto il neurologo Dr. Nuno Mendonça (ex Novartis e AbbVie) come Chief Medical Officer, ha annunciato l’intenzione di avviare lo studio clinico di Fase 2 (mid-stage) all’inizio del 2027.

