Il quarto trimestre da record del 2025 ha portato il Venture Capital italiano a oltre 1,7 mld di euro

Secondo l’ultimo Osservatorio trimestrale realizzato da Growth Capital in collaborazione con Italian Tech Alliance, l’anno appena concluso si è attestato come il secondo miglior anno di sempre per il mercato italiano, superato solo dal picco eccezionale del 2022, con il dato principale rappresentato dal totale degli investimenti: 1,735 miliardi di euro distribuiti su 436 round, una crescita netta rispetto agli 1,1 miliardi del 2024, +57% circa in termini di capitale raccolto.
Ma se tutto il 2025 è stato da record, il vero colpo di coda del Venture italiano sembra essere stato proprio a fine anno, perché il quarto trimestre (Q4-2025) è stato ufficialmente il miglior trimestre di sempre nella storia del VC italiano, con ben 901 milioni di euro raccolti, un exploit trainato dal ritorno di round di grandi dimensioni (sopra i 25-50 milioni), che erano mancati nella prima parte dell’anno.
Andando ad analizzare nello specifico alcuni dati del report scorporati dal numero generale di capitali raccolti e round totali, emergono dinamiche molto diverse a seconda del comparto industriale, evidenziando dove si concentra la vitalità numerica e dove quella finanziaria. Il settore Smart City si è confermato infatti il più dinamico in termini di “frequenza”, guidando la classifica con ben 71 round conclusi, seguito dal Software, che però domina quanto a capitali raccolti con 494 milioni di euro, grazie alla sua capacità di attrarre round consistenti. A breve distanza e in crescita il settore Life Sciences con 417 milioni, con meno round rispetto al digitale, ma capace di muovere ticket medi molto più elevati a causa dell’alta intensità di ricerca richiesta. Il Deep Tech si posiziona stabilmente al terzo posto con 269 milioni.
Si confermano però anche i “mali” storici dell’ecosistema startup italiano, con le exit ancora al palo con solo 31 operazioni, come nel 2024. Il canale principale rimane l’M&A (acquisizioni da parte di aziende corporate), mentre le IPO restano un evento raro. I settori più attivi per le exit sono storicamente legati al Software e al Fintech, ma il report sottolinea come la mancanza di exit strutturali rimanga uno dei principali “colli di bottiglia” per il ricircolo dei capitali. Stesso discorso per le scale-up, con pochi Round di Serie B e C a fronte di un early stage (Seed e Serie A) come sempre molto vivace.
Tuttavia, se si fatica a trovare capitali nazionali per far crescere le startup, gli Investitori Internazionali sono ai massimi storici, avendo partecipato al 46% dei round, segnale di attrattività ma anche di dipendenza dai capitali stranieri per le operazioni più pesanti che conferma la difficoltà ad investire in scale-up per il VC nazionale, pur all’interno di un sentiment degli operatori, raccolto da Growth Capital, il più alto di sempre. E che fa sperare in un ulteriore consolidamento per il 2026.

