
Contenuto esclusivo StartupNewsItalia. Milano accelera verso lo status di hub continentale, ma la capacità di rete elettrica diventa il fattore discriminante per la realizzazione dei progetti
Secondo la nuova ricerca pubblicata ad agosto da London Construction Magazine, pubblicazione indipendente di notizie e intelligence sul settore delle costruzioni, “Europe Data Centre Construction 2026: Every Country Ranked & 2027–2030 Pipeline”, il mercato europeo della costruzione di data center è entrato in una fase completamente nuova. Lo studio, che copre 45 mercati europei, offre per la prima volta una classificazione sistematica e una metodologia omogenea per valutare le opportunità di costruzione in ogni Paese.
Ne emerge un quadro dove Londra, Francoforte, Parigi, Amsterdam e Dublino restano i tradizionali poli d’eccellenza, con il fattore che oggi frena maggiormente lo sviluppo spostatosi dalla necessità di capitale o di terreni a quello vero e proprio dell’energia elettrica. Nei mercati FLAP-D (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino), la capacità installata è passata da circa 1,8 GW nel 2019 a quasi 3,8 GW nella prima metà del 2026, ma i tempi di attesa per l’allacciamento alla rete a Francoforte superano ormai i 24 mesi, mentre Irlanda e Paesi Bassi hanno introdotto restrizioni sempre più severe a causa della congestione della rete.
È in questo contesto che l’Italia, insieme a Polonia, Repubblica Ceca e Paesi Baltici, si sta ritagliando uno spazio sempre più ampio, distinguendosi come uno dei mercati in più rapida crescita. La ricerca evidenzia infatti come Milano e la Lombardia stiano attirando investimenti su scala senza precedenti, spingendo il Paese verso i vertici europei. La presenza di grandi campus hyperscale e programmi plurimiliardari sta trasformando l’area milanese in un nuovo punto di riferimento continentale, con il governo italiano che ha compiuto un passo decisivo il 4 agosto 2026, quando il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha comunicato che sette programmi strategici per data center superano complessivamente i 25 miliardi di euro. Vengono evidenziati, inoltre, nuovi poli secondari in Piemonte e Sardegna, segnale che la crescita inizia a distribuirsi oltre il capoluogo lombardo.
La creazione di data center rappresenta a livello continentale un ecosistema sempre più complesso, fatto di sottostazioni, trasformatori, impianti elettrici e meccanici (MEP), sistemi di raffreddamento, opere civili, accumulo a batteria, collegamenti con fonti rinnovabili e potenziamento della rete. Una complessità che genera e allarga il divario tra i Paesi che dispongono di energia, connettività e siti pronti all’uso, e quelli in cui i progetti restano fermi a dichiarazioni di intenti, studi di fattibilità o, peggio, a una sostanziale assenza di realizzazioni. L’ulteriore criticità sottolineata consiste nei tempi di fornitura delle apparecchiature critiche. Per alcuni trasformatori di alta tensione e quadri elettrici, i lead time possono superare i due anni, costringendo gli sviluppatori ad anticipare gli ordini molto prima dell’avvio dei cantieri e a integrare strettamente la costruzione con la pianificazione energetica. Lo studio fornisce una fotografia dettagliata di ogni Paese, secondo quattro principali raggruppamenti:
- Mercati consolidati: Regno Unito (circa 1.803 MW operativi, 242 MW in costruzione), Irlanda (1.321 MW operativi, 188 MW in costruzione), Germania (Francoforte resta uno dei mercati più maturi), Francia (il sistema elettrico a basse emissioni, grazie al nucleare, favorisce i grandi campus per l’IA), Paesi Bassi (Pure DC ha avviato un campus da 78 MW ad Amsterdam nel gennaio 2026).
- Mercati in forte crescita: Spagna (con la proposta del campus Ferrovial da oltre 1 miliardo di euro ad Alcobendas), Portogallo (oltre 2,6 GW di capacità IT pianificata), Polonia (Varsavia guida una pipeline di oltre 20 progetti), Paesi nordici (Finlandia, Svezia e Norvegia, dove l’energia rinnovabile sostiene una delle pipeline più profonde d’Europa).
- Mercati emergenti: Austria (Google ha avviato i lavori a Kronstorf nell’aprile 2026), Repubblica Ceca (Skanska ha iniziato il CRA Prague Gateway nell’agosto 2026), Paesi baltici (Estonia, Lettonia, Lituania) con iniziative in corso.
- Mercati con segnali deboli o assenti: Andorra, Bosnia ed Erzegovina, Liechtenstein, Moldova, Macedonia del Nord, San Marino e Città del Vaticano non presentano una pipeline commerciale confermata. In molti Paesi balcanici, le ambizioni politiche si scontrano con la mancanza di capacità di rete, connettività internazionale e massa critica di investimenti.
L’aspetto che incentiva e diffonde maggiormente il mercato della costruzione di data center è, però, l’alta trasferibilità dell’esperienza: gli appaltatori e i consulenti con solide competenze su progetti hyperscale operano spesso in più Paesi, poiché i clienti cercano team che conoscano i ritmi serrati, i sistemi ad alta tensione, le procedure di commissioning e la gestione dei guasti in ambienti critici. Un campo in cui le imprese britanniche e irlandesi spesso primeggiano, espandendosi sempre più nel resto del continente.

