AUTOMYA: partire dal Molise ci permette di creare soluzioni scalabili a livello nazionale

Contenuto esclusivo StartupNewsItalia. Intervista con i due founder, Raffaele Schiavone, Presidente e CTO di AUTOMYA, e Matteo Di Somma, CEO & Co-CTO di AUTOMYA: la regione più piccola d’Italia è un laboratorio per soluzioni globali

La proposta di AUTOMYA, startup molisana che si identifica col proprio territorio come campo di sviluppo di molteplici soluzioni per la comunità, evidenzia un trend di sviluppo nazionale sempre più attuale: al di fuori dei grandi hub dell’innovazione rappresentati dalle città e dagli ecosistemi del nord, esistono piccole realtà tecnologicamente d’avanguardia che possono guardare al proprio territorio come campo di sperimentazione di soluzioni innovative capaci di rispondere a problemi reali e immediati, scalabili a livello nazionale.

Abbiamo incontrato i due founder, Raffaele Schiavone, Presidente e CTO di AUTOMYA, e Matteo Di Somma, CEO & Co-CTO di AUTOMYA, proprio per approfondire la visione di fondo che ha fatto incontrare due professionisti con caratteristiche differenti e complementari per creare un sistema di prodotti verticali AI-based capace di fornire una vera e propria suite di sistema, in un contesto sociale ed economico evidentemente differente da quello del Nord Italia.

“AUTOMYA nasce da una convinzione molto semplice: oggi la tecnologia deve smettere di essere percepita come qualcosa di distante, complesso o riservato alle grandi aziende. Deve diventare uno strumento concreto per risolvere problemi reali, soprattutto nei territori dove la digitalizzazione è ancora frammentata”, premette Raffaele Schiavone. “Serve tecnologia più chiara, più semplice, più utile. Serve qualcuno che ascolti il problema, lo trasformi in processo e poi costruisca una piattaforma in grado di risolverlo. Questo è il nostro punto di partenza: partire da problemi concreti, costruire soluzioni solide e renderle scalabili”, conferma Matteo Di Somma.

Dietro ogni ecosistema tecnologico c’è sempre una storia personale che unisce abilità e passione: incrociando le vostre rispettive competenze, come è nata l’idea di dare vita ad AUTOMYA?

“Io e Matteo siamo arrivati ad AUTOMYA da percorsi diversi ma molto complementari. Da parte mia c’è una forte componente tecnica: programmo da quando ero molto giovane, ho sempre costruito software, automazioni, dashboard, sistemi di analisi dati, agenti AI e piattaforme verticali. L’esperienza in contesti aziendali complessi e in multinazionali mi ha permesso di comprendere da vicino quanto siano importanti i processi, i dati, la standardizzazione e la capacità di costruire soluzioni ad hoc, ma allo stesso tempo scalabili”, risponde Schiavone. “Matteo, invece, porta una visione imprenditoriale, commerciale e internazionale molto forte. Ha maturato esperienze importanti nella crescita di team, nella vendita, nel business development e nell’espansione di progetti digitali. Questo ci ha permesso di unire due mondi che spesso viaggiano separati: da un lato la capacità di costruire tecnologia, dall’altro la capacità di portarla sul mercato, renderla comprensibile, posizionarla e trasformarla in valore economico”. “La nascita di AUTOMYA è stata naturale perché io e Raffaele abbiamo capito subito di avere competenze diverse, ma una visione comune”, aggiunge Matteo Di Somma. “Raffaele ha una capacità tecnica fuori dal comune: riesce a trasformare un problema complesso in un prodotto digitale funzionante. Io ho sempre avuto una forte inclinazione verso la crescita commerciale, il posizionamento, la gestione delle relazioni e la costruzione di opportunità. AUTOMYA nasce quindi dall’unione tra execution tecnica e visione di mercato. Non ci interessava creare tecnologia solo per dire di fare innovazione. Volevamo costruire strumenti che le persone e le aziende potessero usare davvero”.

Spesso le piccole regioni vengono raccontate solo attraverso i loro limiti, ma il vostro progetto mira a ribaltare questa narrativa. Quali caratteristiche uniche e distintive del Molise e del suo tessuto locale (fatto di PMI, artigiani e micro-attività) pensate possano decretare il successo del vostro modello proponendo questo territorio come il perfetto “laboratorio di innovazione”?

“È vero, il Molise viene spesso raccontato attraverso i suoi limiti: lo spopolamento, la mancanza di grandi poli industriali, la distanza dai principali hub tecnologici, la difficoltà nel trattenere giovani talenti. Per noi il Molise, al contrario, non è un limite, ma un laboratorio ideale. Proprio perché è una regione piccola, permette di osservare in modo molto chiaro i problemi reali del territorio: PMI con processi ancora manuali, artigiani con grande valore ma poca infrastruttura digitale, micro-attività che hanno bisogno di strumenti semplici, enti locali che possono beneficiare enormemente dell’automazione, cittadini che spesso non hanno accesso a servizi digitali intuitivi”, conferma Schiavone. “In una grande città spesso si parte dalla tecnologia e poi si cerca il problema, in Molise il problema lo vedi ogni giorno e per questo puoi sviluppare soluzioni molto concrete per i trasporti, per le PMI, per il sociale, per la fiscalità o per la Pubblica Amministrazione che sono replicabili a livello nazionale. Isernia e Bojano offrono anche un vantaggio competitivo importante: permettono di costruire con maggiore agilità, con costi più sostenibili e con un rapporto diretto con imprese, enti e cittadini. Qui il feedback è immediato e la vicinanza è un enorme vantaggio nella fase di validazione dei prodotti”. La concretezza è il tema su cui insiste anche Di Somma: “Il Molise può davvero diventare un laboratorio di innovazione proprio perché oggi ha bisogno di innovazione reale: se riusciamo a portare tecnologia semplice, accessibile e utile in questi contesti, possiamo generare un impatto immediato. Per attrarre o trattenere talenti dobbiamo cambiare prospettiva. Non basta offrire un lavoro: bisogna offrire una missione. Noi vogliamo far capire ai giovani che non devono per forza andare via per costruire qualcosa di importante. La nostra ambizione è trasformare AUTOMYA in un polo tecnologico capace di generare opportunità, non solo per noi founder, ma anche per sviluppatori, designer, marketer, consulenti, commerciali, data analyst e giovani professionisti del territorio”.

AUTOMYA quindi non fa solo business, ma potremmo dire che sviluppa “tecnologia per il sociale”, con una ricaduta forte su territorio e occupazione: quanto conta per voi l’impatto sociale ed etico delle vostre soluzioni e come si concilia la visione meritocratica e inclusiva delle vostre piattaforme con gli obiettivi di crescita di un’azienda tecnologica?

Risponde Matteo Di Somma: “Il tema sociale per noi è molto importante perché veniamo da un territorio in cui le opportunità non sono sempre distribuite in modo equo. AUTOMYA vuole portare tecnologia dove serve davvero. Non solo nelle aziende strutturate, ma anche nei contesti dove la tecnologia può dare orientamento, aggregazione e possibilità. La nostra visione è meritocratica e inclusiva: il talento può nascere ovunque, ma deve trovare infrastrutture, percorsi e occasioni per emergere. Un’azienda tecnologica moderna non può limitarsi a vendere software. Deve costruire fiducia, comunità, opportunità e valore duraturo”. “Per noi l’impatto sociale non è un tema accessorio. È una parte centrale della visione di AUTOMYA”, gli fa eco Schiavone. “Quando sviluppiamo una piattaforma, non ci chiediamo soltanto se può generare fatturato. Ci chiediamo anche che tipo di problema risolve, chi aiuta, quanto tempo fa risparmiare, quanti errori riduce, quante opportunità può creare e quanto può rendere più accessibile un servizio. La tecnologia può aumentare le disuguaglianze oppure può ridurle. Dipende da come viene progettata. Noi vogliamo costruire strumenti che rendano più semplice l’accesso alla fiscalità, al lavoro, alla formazione, ai servizi, alla digitalizzazione e alla crescita professionale. In questo senso, le piattaforme per il sociale, per l’inclusione formativa e occupazionale, per i quartieri difficili, per i giovani e per le realtà territoriali sono fondamentali. Per noi crescita e impatto sociale non sono in contraddizione. Al contrario: più la tecnologia genera valore reale, più il modello diventa sostenibile. La crescita economica deve essere la conseguenza di un impatto concreto”.

State sviluppando contemporaneamente soluzioni per mercati e target profondamente diversi tra loro (imprese, PA, professionisti e cittadini). Come riuscite, in questa fase di strutturazione societaria, a bilanciare una gamma così ampia di prodotti verticali senza perdere il focus e garantendo la scalabilità tipica del modello SaaS?

“È vero: stiamo sviluppando soluzioni per mercati differenti, ma esiste una matrice tecnologica comune perché le nostre piattaforme condividono logiche architetturali, modelli SaaS, sistemi multi-tenant, dashboard, ruoli utente, gestione documentale, automazioni, AI agent, notifiche, analytics, workflow, sicurezza, pagamenti e gestione dei dati. Ogni nuovo prodotto arricchisce l’ecosistema. Per esempio, se sviluppiamo una logica di gestione documentale per una piattaforma fiscale, quella stessa logica può essere adattata a una piattaforma HR, a un gestionale per la PA o a un sistema per la sicurezza nei cantieri”, spiega Schiavone. “Il nostro metodo è molto chiaro: partiamo da problemi verticali, ma costruiamo infrastrutture replicabili. Vogliamo essere un ecosistema che sviluppa piattaforme verticali basate su una stessa logica tecnologica e commerciale. Ogni progetto che sviluppiamo deve rispettare alcuni criteri: deve risolvere un problema reale, deve avere un mercato chiaro, deve poter essere venduto come SaaS o licenza, deve essere scalabile e deve generare dati utili per migliorare il servizio”, aggiunge Di Somma. Un metodo di approccio al lavoro che significa anche suddivisione dei ruoli tra i due giovani founder visionari: “Il lavoro tra me e Matteo viene suddiviso in modo molto preciso”, racconta Schiavone. “Io mi concentro maggiormente su architettura, sviluppo, AI, dati, automazione, sicurezza, scalabilità e prodotto. Matteo lavora sulla visione commerciale, sulle partnership, sul posizionamento, sulla relazione con il mercato e, insieme a me, sulle scelte strategiche di prodotto”.

Quali sono i prossimi passi a livello di governance e investimenti per consolidarvi sul panorama nazionale, e quali milestone vi siete prefissati per i prossimi mesi sia in termini di posizionamento sul mercato che di rilascio delle piattaforme ancora in sviluppo?

“La roadmap futura di AUTOMYA si muove su tre direttrici: la prima priorità è rafforzare la governance della startup innovativa, la seconda è il mercato: vogliamo posizionare AUTOMYA come punto di riferimento nazionale per SaaS, Intelligenza Artificiale e automazione applicata a problemi reali. Quindi, le partnership: stiamo lavorando per attivare collaborazioni con imprese, professionisti, enti, associazioni, realtà sociali e soggetti interessati alla trasformazione digitale dei territori”, è la prospettiva di Matteo Di Somma. Un’evoluzione societaria e di business cui si accompagna, nelle parola di Schiavone, una solida impronta tecnica in continua evoluzione: “Dal punto di vista tecnologico, le milestone principali sono molto chiare: consolidare le piattaforme già operative, completare il rilascio progressivo dei SaaS in sviluppo, rafforzare l’infrastruttura cloud, standardizzare i moduli comuni e integrare in modo sempre più avanzato l’Intelligenza Artificiale nei processi”.

La conclusione congiunta dei due giovani imprenditori parte dalla missione con cui nasce AUTOMYA; per aprirsi a un futuro in cui una piccola realtà di partenza possa costituire paradigma per un modello di innovazione replicabile, scalabile e con un forte impatto sociale: “AUTOMYA nasce con una missione precisa: costruire tecnologia concreta, accessibile e scalabile, capace di aiutare imprese, professionisti, enti pubblici, cittadini e comunità a lavorare meglio, ridurre complessità e creare nuove opportunità. Il nostro obiettivo non è soltanto sviluppare software, ma costruire infrastrutture digitali che abbiano un impatto reale. Partiamo dal Molise perché crediamo che proprio i territori più piccoli possano diventare luoghi ideali per sperimentare, validare e replicare innovazione. Se una soluzione riesce a funzionare qui, dove spesso le risorse sono limitate e i problemi sono molto concreti, può essere portata in tutta Italia. Questa è la nostra sfida: trasformare il Molise in un punto di partenza, non in un confine”.